L’uomo è una creatura che sa presto, ma mette in pratica tardi. (Goethe, Viaggio in Italia)

Mi sono laureata da poco in Giornalismo per uffici stampa e adesso frequento il primo anno del corso di laurea specialistica in Teorie della comunicazione, a Palermo. Perché? Vedete, per quanto possa apparire superfluo, il problema principale del corso in Giornalismo per uffici stampa riguarda la sua nomenclatura.

In realtà, durante i tre anni di insegnamenti specifici ne abbiamo ricevuti pochi, solo due laboratori di scrittura dei quali sono uno inerente al lavoro redazionale e quindi per uffici stampa; mentre il resto delle materie descrivevano una panoramica molto più ampia sul linguaggio giornalistico dei nuovi media quali, televisione, internet e su molto altro ancora (insegnamenti che nonostante tutto continuo a pensare siano inevitabilmente propedeutiche alla carriera giornalistica).

Ma dopo questa prima inesattezza, saltano subito agli occhi le altre gravi mancanze di questo corso ormai sepolto e smembrato nei nuovi: Scienze della comunicazione per i media e le istituzioni e Scienze della comunicazione per le culture e le arti; ossia, la sua natura disfunzionale. Sì, perché un titolo di laurea in Giornalismo per uffici stampa che con il suo conseguimento non abilita automaticamente alla professione giornalistica è quanto mai contraddittorio.

I laureati, come me, in Giornalismo per uffici stampa, non sono dei giornalisti, non sono manco dei pubblicisti. Questo corso è stato pensato probabilmente, tralasciando tutto l’iter che chi vuole avviarsi alla professione deve realmente intraprendere, ossia, due anni di tirocinio retribuito, cento articoli firmati ed esame conclusivo a Roma. Che un corso di laurea indirizzato così specificamente a una professione non sia abilitante ad essa è paradossale e il fatto che invece di essere migliorato è stato soppresso, lo è maggiormente.

Ma tralasciando questa critica che ormai appare anacronistica, volevo tornare su quale sia veramente il fulcro di questo intervento: perché sono rimasta a Palermo, perché sto facendo qui la specialistica seppur rimasta così insoddisfatta dal mio primo titolo accademico? Ebbene, per soddisfare la schizofrenica e l’infantile necessità di produrre del frazionismo, è evidente di come si siano create due correnti di pensiero contrapposte: da un lato i promotori della famosa fuga dei cervelli, di giovani intrepidi che protagonisti di una sorta di remake storico partono per cercare fortuna all’estero. America, Europa o per i più modesti anche il nord Italia: in ogni caso, il motto trainante è quello di fuggire da Palermo.

Sull’altro versante, invece, ha da poco preso voce un altro gruppo che timidamente è emerso dall’ultimo rigurgito di orgoglio siciliano: alcuni coraggiosi che contro ogni difficoltà rimangono a Palermo perché desiderosi di riscatto nella propria terra, che vogliono far carriera qua, diventare qualcuno, in barba ai loro compagni fuggiaschi.

È facile dedurre come entrambi siano i “pensieri portanti” dettati da facile semplicismo. Se da un lato è vero che viaggiare e relazionarsi a realtà, società e culture diverse è alla base di una saggia pedagogia o di un saggio esperire dell’individuo (si ricordi la famosa usanza del Grand Tour a partire dal XVII secolo in Europa), dall’altro è anche vero che chi parte poi torna e chi resta poi parte; solo i percorsi personali decideranno. Andare via o restare non è qualcosa di così determinante, invece lo sono l’ambizione, le aspirazioni e le scelte.

Io non so con certezza il motivo per cui sono restata, ero interessata a un corso specialistico in Editoria e Scrittura alla Sapienza, ma mi sono laureata dopo i termini ultimi previsti dal bando d’iscrizione, quindi era impossibile per me iscrivermi. Ma questa, anche se determinante, era l’ultima delle difficoltà riguardo una mia possibile partenza. Quindi, eccomi qua.

È stato così facile, ho deciso di completare qui il mio percorso di studi, e se spesso faccio una smorfia pensando alla disorganizzazione di un corso che per i 2/3 del piano, ripropone gli stessi studi e le stesse materie affrontate già alla triennale (certo, a onor del vero, sempre a livelli avanzati e approfonditi, o almeno, così ci si aspetta), non mi sento superiore o inferiore a chi ha scelto qualcosa di diverso, la mia certezza è che sto solo aspettando qualcosa che sarà il risultato ultimo di tutte le mie scelte e che si realizzerà in ogni caso: sia che io sia ancora qui o sia andata via. Fa poca differenza schierarsi da una parte o dall’altra, partire o restare. Partire per dove? Restare per cosa? N’est-ce pas?

4 Risposte

  1. LilaRia

    Che tu sia in gamba, Noemi, lo si capisce (leggendoti) già dalla prima riga, di ogni tuo scritto.
    Io abito “al Nord” 😉 non sono laureata, non ho mai frequentato università qui e non so come sia l’università a Palermo.
    L’unica certezza è che farai Qualcosa (d’importante) nella vita. Ovunque tu sia…

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  2. Stand Up!

    Grazie per questo momento di riflessione per noi giovani diplomandi e neo laureati… il futuro, vicino o lontano, ci aspetta sempre dietro l’angolo e non ci sono cabale o tarocchi che tangano, purtroppo (?) siamo noi a costruircelo! Se andare a vivere a Londra (anche se vai a fare il cameriere, che importa? Meglio farlo a Londra che qui!) è diventato troppo mainstream, allora i nuovi hipster restano a Palermo per cambiare il mondo… quante inutili chiacchere, no? Bello leggere qualcuno che per una volta non fa i soliti discorsi [opinabili] proponendoli come se fossero vangeli!

    Daniele 🙂

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  3. La penso così

    Fammi capire , fai solamente due laboratori di scrittura in un’università scadente come unipa e ti senti una giornalista ? Il fatto che il tuo corso di laurea si chiami “giornalismo” , non fa di te una giornalista! Ed è giusto che tu non venga considerata tale perchè non hai un’adeguata preparazione . Questo corso di laurea è uno specchio per allodole così come “scienze della comunicazione per i media e le istituzioni ” .

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  4. Noemi De Lisi

    Fammi capire, hai letto bene il mio post? Il tuo commento mi ha fatto sorridere perché non ne capisco il movente… Le mie frasi ti sono sembrate autocelebrative? Perché leggendo hai avuto la sensazione che io stessi lì a scrivere: “oddio, sono una vera giornalista, sono una donna in carriera perché ho fatto ben due laboratori di scrittura e dato che lo sono, questo corso mi avrebbe dovuto darne il titolo, oh oh uh uh come sono brava, sono la nuova Oriana Fallaci, sono laureata in giornalismo, quindi sono una giornalista, che diamine!”? Ti prego, segnalami la parte in cui ti sei sentito/a offeso/a o urtato/a, sarei davvero curiosa! Non sta a me ribadire i concetti del mio post, invece, tu a mio modestissimo parere, dovresti rileggerlo una seconda volta (sempre se ce n’è stata una prima) perché se “la pensi così” allora o io non sono stata in grado di trasmettere il mio messaggio oppure tu non ne hai capito un’emerto ca…nnocchiale! 🙂
    Coridiali ossequi, a rileggerci!

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