«Rita Levi Montalcini si iscrisse all’Università contro il volere del padre. Altri tempi. Oggi la massima ispirazione è un provino da velina». Questo il tweet di Andrea Rossolini, avvocato di Ancona, che ricorda la scomparsa della scienziata torinese, morta il 30 dicembre scorso a Roma, all’età di 103 anni. Un tweet che ha un quid di amaro, perché la società contemporanea (non solo italiana) sta vivendo un momento di disequilibrio delle priorità con una confusione tra il valore dell’essere e l’inganno dell’apparenza.

Rita Levi Montalcini, comunque. Una donna, orgogliosa di esserlo, che ha contribuito con la sua ostinazione al progresso della scienza e al contempo lottato per l’affermazione del principio dell’uguaglianza tra i sessi, anche se nel 2013 c’è ancora molta strada da percorrere per una sua piena e definita attuazione.

A tal proposito, sta spopolando sui social network una sua celebre frase: «L’umanità è fatta di uomini e donne e deve essere rappresentata da entrambi i sessi».

Sì, perché la torinese ci teneva a sottolineare di essere in primo luogo una Donna – la maiuscola è voluta – e poi libera di essere tale, dispiaciuta però di vivere in un sistema sociale in cui il maschio comanda, mentre la femmina è succube. Una sudditanza rifiutata con veemenza dall’intelletto, in quanto non c’è alcuna differenza tra le capacità mentali di un uomo e di una donna«Abbiamo uguali possibilità e differente approccio», sostenne un giorno il vincitore del premio Nobel in Medicina.

Il 2013, pertanto, si apre con un’Italia povera di una delle sue menti più eccelse di tutti i tempi. Ma Rita Levi Montalcini adesso fa parte della sua memoria storica. E soprattutto della sua fierezza di essere stata la terra che le ha dato i natali, anche se gli uomini l’hanno costretta allo “sfratto”, donando così ad altri i risultati delle sue conoscenze e delle sue esperienze sul campo.

Un “cervello” in fuga, divenuto patrimonio del mondo.

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