Sostenuto appena pochi mesi prima l’esame di maturità, il neostudente universitario si prepara al suo primo esame come un condannato a morte si preparava all’impiccagione. Il primo esame è un evento traumatico per tutti gli studenti, non importa quanto questi abbiano studiato.

Per spiegare il perché bisogna partire dal principio. La matricola media con esami a dicembre arriva a metà novembre avendo letto solo poche pagine del libro d’esame. Quindi grandi progetti di darsi tutte le materie del trimestre, a novembre diventano dei bei vecchi ricordi!

Prima ancora d’iniziare a studiare “seriamente”, lo studente, che non è fesso, cerca di raccogliere tutte le informazioni possibili sulla suddetta materia e sul suddetto professore, così da poter eliminare interi capitoli da studiare e approfondirne altri, anche se è scientificamente provato che i capitoli saltati saranno le domande d’esame. Casualmente a rispondere agli appelli di aiuto sono sempre coloro che sono stati bocciati che giustamente con rabbia e repulsione descriveranno l’insegnante come caino e tiranno, giusto per tranquillizzarti, eh! Tuttavia, ovviamente, è una tappa indispensabile che nemmeno io mi sognerei mai di saltare! Io, infatti, appartengo a quella categoria di studenti che non si presenterà mai al primo appello se non estremamente costretta! Un po’ come al liceo non andavo mai volontaria il primo giorno di interrogazioni!

Ovviamente così feci pure per il mio primo esame. Dopo la carneficina del primo appello mi presentai all’appello successivo avendo studiato come mai avevo fatto, compreso di note, indice, autore, editore e codice ISBN. Stampai lo statino in triplice copia e stringevo il libretto universitario come se fosse una banconota da 500 euro.

La tipologia di studenti che incontri al tuo primo esame, e in generale a tutti, è varia. Per cominciare c’è il collega che dice di non aver studiato praticamente niente, di essere uscito e aver studiato tutto il libro la sera prima dell’esame, e allora tu quattro domande te le fai su quanto sei deficiente ad averci messo due mesi! Il collega, invece, che mentre sei in crisi più totale ti domanda di argomenti e capitoli mai sentiti e quelli che hai sentito, li sai in maniera completamente diversa da lui che ti manda in crisi più totale su quale sia la maniera giusta di sapere. Il collega che “va bene tutto”, che in genere è lo stesso del primo caso, insomma che si presenta all’esame per aggiungere una materia nel libretto in tutti i modi, l’immancabile secchione che piuttosto di aiutarti con i dubbi si fa tagliare la sua mano destra.

E, infine, gli studenti di altri anni, che magari sono stati bocciati e stanno riprovando l’esame. Quest’ultimi ti riempiono d’ansia più del resto perché sono la prova vivente di quello che potrebbe succederti di lì a qualche minuto.

Non è un vero esame, ovviamente, se il professore non ritarda mezz’ora/un’ora/un’ora e mezza e di più. E tu che sei là con mezz’ora d’anticipo stai lentamente morendo e scordando tutto quello che hai studiato. Ciò non toglie che quando finalmente il professore si degna di presentarsi non perda altro tempo a discutere con altri suoi colleghi, telefonare, messaggiare, leggersi il giornale e quant’altro.

Altro momento critico di un esame, dopo l’arrivo del professore, è capire chi è l’assistente carpendo gli sguardi del professore e di tutti gli altri, come se l’assistente fosse un agente segreto in incognita nascosto tra gli studenti e solo all’ultimo possa essere svelata la sua identità. Discorsi tra colleghi che si interrompono al passaggio di un possibile assistente perché “non si sa mai” !

Studenti accompagnati da genitori, fidanzati e amici, a sostenerli come se fosse una partita di calcio, al primo esame non ci facciamo mancare niente! I primi esaminati, chiamati anche “le cavie”, sono il punto fermo di ogni studente che è in attesa di essere chiamato. I primi interrogati infatti, manco fossero vip, sono gli esami più visti del giorno, regna il totale silenzio in aula e i mille occhi degli studenti guizzano da loro al professore. Coloro che non riescono o non possono entrare in aula a vedere poi, definiti anche stalker, sono coloro che appena i primi escono dall’aula cominciano a tartassarli di domande del tipo “che ti ha chiesto?” “com’era?”

Insomma, dopo lunghe attese in corridoi strettissimi, dopo aver passeggiato convulsivamente avanti e indietro e discusso e riflettuto con tutti gli altri disperati come te in maniera simil razionale su chi preferiresti t’interrogasse, quando senti chiamare il tuo nome un misto di paura e rilassamento ti coglie e ti siedi al tuo posto. Comunque vada, il primo esame è indimenticabile! Viene trasformato in leggenda per essere tramandato da studente a matricola ogni volta che se ne ha l’occasione, trasformandoci in eroi, geni o, la maggior parte delle volte, in grandi comici.

Il primo esame è l’inizio di una corsa in salita sulle scale mobili che scendono e non ci sono regole per affrontarlo. C’è chi dice che basta parlare e non dar tempo al professore d’interromperti e ci sono professori che non ti fanno nemmeno iniziare, c’è chi dice di frequentare le lezioni e ci sono professori che pur vedendoti al primo banco per tre mesi di fila non si ricordano manco la tua faccia.

Colleghi e amici, per me è una cosa è certa: lo studio fa, ma è il culo che conta!

7 Risposte

  1. Enrico Marzocchio

    😀 non si scorda mai perchè ho preso 30 😀
    I successivi esami tutti dal 29 in su 😀
    la mia media? 30!

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  2. Chiara Catanzaro

    Anch’io ho preso 30! ahahah non avevo mai studiato così bene in vita mia!

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  3. SajuryS

    Ciao anche io Economia a Palermo..Scrivi bene e chi meglio di me può capirti…Siamo in una gabbia di matti 🙂

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