Le licenze Creative Commons, o “licenze libere”, compiono dieci anni: era il 16 dicembre 2002 quando l’organizzazione no profit Creative Commons, guidata da Lawrence Lessing, docente della Stanford University, presentava a San Francisco i primi modelli di copyright flessibile.

Le Creative Commons Public Licenses (CCPL) sono state tradotte in italiano e adattate al nostro sistema giuridico da un gruppo di lavoro coordinato dal prof. Marco Ricolfi del Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università di Torino. A partire dal 2005 il referente per Creative Commons Italia è il Prof. Juan Carlos De Martin del Dipartimento di Automatica e Informatica del Politecnico di Torino.

Oggi l’Italia è uno dei principali paesi a livello internazionale per adozione delle licenze CC, insieme a Spagna, Germania e Francia.

Le CCPL sono delle licenze di diritto d’autore che offrono la possibilità ad artisti, giornalisti, docenti ed istituzioni (come le Università) di condividere in maniera ampia le proprie opere secondo il modello “alcuni diritti riservati”. In pratica, l’autore può segnalare in modo chiaro al pubblico che la produzione, diffusione e circolazione della propria opera è esplicitamente permessa. Che si tratti di musica, letteratura oppure di un software, l’autore che vuole condividere gratuitamente la sua creazione può farlo utilizzando questo tipo di licenza.

Il funzionamento delle licenze Creative Commons è reso possibile dal fatto che la legge italiana sul diritto d’autore (L. 22 aprile 1941 n. 633) riconosce al creatore di un’opera dell’ingegno una serie di diritti patrimoniali, pienamente disponibili (a titolo esemplificativo, ma non esaustivo, il diritto di distribuzione commerciale, il diritto di traduzione, il diritto di noleggio).

Numerose sono le risorse presenti sul web, anche per chi è interessato a ricerche di alto livello: oltre alle tantissime applicazioni audio e video, si possono, infatti, trovare moltissime pubblicazioni scientifiche rilasciate con la licenza CC. Del resto, le licenze libere nascono e si sviluppano proprio in ambiente universitario.

Un interessante progetto di Creative Commons per la condivisione del sapere scientifico è Science Commons. Il progetto ha il compito di incoraggiare l’innovazione scientifica, facilitando agli scienziati, alle Università e alle aziende, l’uso di letteratura, dati e altri oggetti di proprietà intellettuale e la condivisione della loro conoscenza con gli altri.

Qualora non l’avesse ancora fatto, anche l’Università di Palermo potrebbe avvicinarsi al mondo delle licenze libere, in un’ottica di condivisione ed internazionalizzazione della propria attività di ricerca.

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata

Ricevi un'e-mail se ci sono nuovi commenti o iscriviti.