Continuiamo a perdere biblioteche. Questa volta quella di Timbuctu nel Mali.

L’espressione “Manoscritti di Timbuctu” si riferisce a circa 700.000 manoscritti arabo-islamici medievali africani (alcuni risalgono al XIII secolo), conservati in biblioteche private. Scritti in lingua araba o in lingue africane traslitterate in arabo, le lingue scritte locali impiegate nei manoscritti includono il Songhai e il Tamasheq (lingua tuareg).

Tali manoscritti trattano un variegato insieme di argomenti, compresi vari aspetti della cultura dell’Islam, l’astronomia, il diritto e una vasta casistica legale.

La zona aggiunse il massimo splendore tra il 1300 e il 1500, quando fu polo culturale del mondo arabo e così ricca d’oro da essere considerata una specie di Eldorado del tempo. Tale ricchezza era la conseguenza della floridezza dei traffici trans-sahariani che mettevano in collegamento il Nordafrica arabo-berbero al Golfo di Guinea in generale e al Mali in particolare.

Un insieme di cause decretò, tuttavia, il lento ma costante declino della parte sub-sahariana e un costante processo d’impoverimento di un’area che in passato aveva costruito uno degli imperi africani più ricchi e produttivi di cultura. Dal 1800 tutta la zona divenne preda degli appetiti delle grandi potenze europee, del Regno Unito e della Francia in modo particolare.

Il Mali cadde così sotto il diretto dominio di Parigi e tutto il sistema sociale ed economico di quelle regioni, già fortemente declinante, conobbe il definitivo tracollo.

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