«L’obiettivo del percorso formativo è stato di diffondere la cultura di genere e delle pari opportunità al fine di favorire una maggiore partecipazione delle donne nella sfera pubblica e nella vita politica».

Lo ha affermato Giovanna Fiume, coordinatore scientifico e didattico del progetto Donne, politica, istituzioni, nel corso della cerimonia di consegna degli attestati alle partecipanti al percorso formativo, che si è svolta mercoledì 3 gennaio nella sala delle Capriate del Complesso Monumentale dello Steri, alla presenza del rettore Roberto Lagalla.

Il progetto è stato finanziato dal Dipartimento per le Pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri. «Plaudo all’iniziativa – ha detto il rettore dell’Università degli studi di Palermo – Le donne nella vita pubblica hanno raggiunto un ruolo sociale molto importante, auspico un loro sempre maggiore coinvolgimento nelle Istituzioni».

Dei 100 corsisti iscritti, soltanto 66 sono arrivati alla meta finale di cui 7 uomini. Tra essi studenti, professionisti, avvocati, dottorandi, agenti della Polizia municipale, psicoterapeuti e assistenti sociali che hanno partecipato all’intensa formazione che si concluderà con un stage.

«Nel corso degli incontri di formazione – ha aggiunto Giovanna Fiume – abbiamo fornito un insieme di conoscenze, in parte teoriche e in parte pratiche, volte a promuovere l’affermazione e l’inserimento della donna nella vita politica e nei centri decisionali, sia a livello nazionale che locale, nelle assemblee elettive, nei Consigli e nei Comitati Consultivi dove le donne sono in genere in una posizione minoritaria».

«È stata una risorsa formativa e di aggiornamento importante – ha continuato e concluso la Fiume – per tutte quelle donne già impegnate nel campo della politica, sia come funzionarie e dirigenti, che in qualità di elette nelle pubbliche amministrazioni, come nella realtà economico-sociale, dal campo sindacale e categoriale a quello delle professioni, attività che sempre più spesso hanno attinenza con tematiche connesse alle pubbliche amministrazioni, alle normative europee, ma anche alle politiche di genere e alle ragioni delle difficoltà delle donne ad entrare nella sfera politica e in quella pubblica in generale».

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