“Paradosso” è il termine che utilizza Il Sole 24 Ore per spiegare ciò che sta avvenendo in Italia: le aziende non trovano laureati.

La causa starebbe nel mismatch tra la domanda e l’offerta di personale con un titolo di studio immediatamente spendibile nel lavoro. Ed è per questo che i neolaureati ripiegano in altri lavori dove il diploma è più che sufficiente.

La mancata domanda riguarda, per quasi la metà, i profili con un laurea in Ingegneria, ma anche quelli economico-statistici, medico-sanitari e giuridici. Un surplus di offerta sembra, invece, provenire dai laureati in Scienze politiche, Lettere, Psicologia, Architettura, Agraria e Farmacia.

Come si legge qui, per Giuseppe Roma, direttore generale del Censis, la causa è imputabile all’inefficienza formativa della laurea triennale.

Per non scoraggiare gli studenti, però, interviene Ivan Lo Bello, vicepresidente di Confindustria For Education, per il quale non c’è nulla di più sbagliato che credere che ad oggi non serva una laurea per accedere al mondo del lavoro ma che, piuttosto, in una situazione di crisi come quella in cui si trova il nostro Paese, è proprio sul capitale umano che dobbiamo riversare le nostre speranze.

Lo Bello, però, non dimentica di precisare che «la laurea è importante, ma serve orientarsi bene nella scelta dell’università, tenendo conto della domanda delle imprese e del mercato del lavoro».

La soluzione starebbe, a suo dire, nell’avvicinare i giovani al mondo del lavoro già nel percorso universitario, magari con apprendistati o dottorati all’interno dell’azienda, così da unire le competenze acquisite sul lavoro alle competenze di ricerca degli atenei.

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