Rinviata a giovedì 21 febbraio la Conferenza Stato Regioni sul decreto di riforma del diritto allo studio. Secondo il coordinatore dell’Unione Degli Universitari, Michele Orezzi, si è trattata di «una prima importante vittoria per gli studenti e per tutti coloro che hanno a cuore l’università italiana. Il ministro dimissionario Profumo non è riuscito a stravolgere tutto il sistema di diritto allo studio nell’arco di una settimana. Questa volta l’abbiamo fermato».

Per niente d’accordo, comunque, il destinatario delle ire degli studenti e delle associazioni: «Il decreto sulle borse di studio si farà per dare più risorse al diritto allo studio», ha affermato Profumo, aggiungendo che gli studenti «non hanno capito… Non sono venuti agli incontri e poi, in questo momento, c’è anche un chiaro clima elettorale». L’obiettivo dell’esecutivo, infatti, sarebbe di aumentare le borse di studio dalle attuali 117mila a 135mila con un aumento del 20%.

Mentre, secondo l’Udu, con l’attuazione del decreto ci sarebbe una forte diminuzione del numero di studenti che potranno beneficiare della borsa di studio nonché del suo importo.

Comunque, per protestare contro il ministro del dimissionario governo di Mario Monti, ieri c’è stata una mobilitazione studentesca in molte università italiane, tra cui anche a Palermo, dov’è stato esposto uno striscione con su scritto: «Profumo? No, puzza di tagli! Stop al decresto sul D.S.U».

Inoltre, è stato distribuito un volantino informativo sul decreto che – come detto –  metterebbe a rischio le borse di studio per migliaia di ragazzi e ragazze siciliani che utilizzano questo finanziamento per accedere e continuare gli studi universitari.

Come si legge qui, «l’aumento del numero di C.F.U. necessari per accedere al nuovo bando, l’abbassamento del tetto Isee per le regioni del sud e la scomparsa dei punti di bonus rappresentano gli elementi di una vera e propria manovra di smantellamento del Diritto allo studio universitario».

Foto: Udu Palermo

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