Younipa, con oggi, inizia la pubblicazione di una rubrica dedicata ai trasporti, al traffico e alla mobilità, che avrà cadenza settimanale.

È ormai risaputo che qualsiasi programma di sviluppo economico e sociale delle nostre città non può assolutamente prescindere da un esame attento e particolareggiato dei sistema globale dei trasporti.

Saranno ospitati, in questa pagina, i contributi di specialisti, delle forze politiche e sindacali, degli operatori del settore sulla varia e complessa problematica della mobilità a Palermo.

I cittadini palermitani hanno coscienza, istante per istante e zona per zona, delle difficoltà con cui si spostano nel tessuto cittadino. Non c’è dubbio che la mobilità e l’esercizio del diritto alla mobilità siano questioni enormemente complesse, in quanto dimensioni di una società complessa. È, quindi, necessaria una chiarezza di fondo in termini di obiettivi, indirizzi e orientamenti da seguire.

Occorre individuare valide priorità per rendere efficienti le città, prevedendo, per opportune realizzazioni, dosi maggiori di pianificazione, investimenti, liberalizzazione dell’offerta di servizi, applicazione delle leggi.

In ogni parte del mondo i problemi connessi al trasporto urbano ed al traffico veicolare nelle città di ogni dimensione si sono drammatizzati con effetti devastanti sulla vivibilità dell’ambiente e, soprattutto, con la compromissione di essenziali funzioni sociali ed eco-nomiche della struttura urbana.

La generalizzazione di una tale problematica nei più diversi contesti deve fare riflettere sulle motivazioni del fenomeno che attengono certo a molteplici fattori, ma tra i quali l’urbanesimo e l’avvento dell’automobile sono evidentemente i più importanti. La scelta del mezzo privato come elemento fondamentale della mobilità urbana è stata determinata non solo da una ben individuabile politica industriale e dei trasporti, ma anche da una precisa preferenza degli utenti di cui soddisfa esigenze e bisogni al di là di valutazioni economiche o, comunque, razionali. Sono, queste, considerazioni ormai ampiamente confermate sotto il profilo dell’analisi non solo tecnica ma anche sociologica.

A chi dare allora la responsabilità di avere compromesso la funzionalità stessa del sistema urbano favorendo prima e consentendo poi il consolidarsi dei fenomeni connessi alla congestione veicolare?

Attribuire al potere politico o alla miopia dei tecnici le conseguenze dell’attuale situazione della circolazione nei centri urbani, o ancora ai cittadini, sconsiderati e irrazionali utilizzatori dell’automobile, è semplicistico e improduttivo. Basta riflettere sul fallimento dell’orga-nizzazione urbanistica delle città “progettate per l’automobile”, nonchè sulla insufficienza dei sistemi di trasporto collettivo, anche in sede propria, nelle città che, prima e meglio di altre, ne avevano previsto la funzione e l’importanza.

La difficoltà di individuare, non solo le soluzioni, ma addirittura possibili linee di intervento per affrontare e risolvere i problemi legati ai trasporti nelle aree urbane, è evidentemente connessa a elementi che sono sfuggiti, se non all’analisi qualitativa, certamente al controllo della loro evoluzione.

In questo quadro, la pianificazione di settore (piani urbani del traffico e piani di circolazione) costituisce un valido fondamento teorico-progettuale dal quale trarre gli strumenti operativi per rispondere alle condizioni sempre più intollerabili prodotte dalla congestione veicolare e conseguire un buon livello di soddisfacimento della domanda globale di mobilità nelle aree urbane e metropolitane.

La diffusa diffidenza verso la possibilità di concreta utilizzazione di questi mezzi deriva da una errata aspettativa dei risultati previsti, da una parte, e dalla incapacità, dall’altra, di gestire in modo coerente le indicazioni progettuali derivanti dai piani stessi. Infatti non è pensabile di ottenere in tempi brevi, e quindi solo con provvedimenti di carattere normativo – gli unici ad essere attuabili immediatamente – sostanziali miglioramenti nell’assetto circolatorio urbano.

Se, da una parte, la disponibilità dei flussi finanziari necessari e la dinamica stessa della mobilità hanno creato indiscutibilmente problemi alle amministrazioni nell’affrontare in questi termini la “questione circolazione”, dall’altra, è colpevole l’assenza di ogni iniziativa volta ad instaurare in modo corretto una possibile politica del traffico.

È legittimo purtroppo il sospetto che l’inerzia che ha caratterizzato molti di questi comportamenti non sia solo derivata da mancanza di quella che oggi si identifica come una “cultura dei trasporti”, ma forse, soprattutto dalla paura di non potere “governare” il “lungo termine” necessario a realizzare un così complesso insieme di interventi, pur tanto necessari alla vita delle nostre città.

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