Hanno salutato Palermo con un incontro con il rettore Roberto Lagalla, sabato scorso, presentando alcuni dei lavori svolti dentro e fuori le aule insieme ai colleghi italiani della Scuola di lingua italiana per Stranieri (ItaStra). I sette studenti cinesi della Sichuan International Studies University – SISU di Chongqing (Cina) si apprestano infatti a tornare nel loro paese, dopo aver trascorso un periodo di studio presso l’Università di Palermo per un totale di sei mesi. Altri tre studenti della stessa università cinese avevano lasciato Palermo un mese fa.

Tutti hanno seguito corsi di lingua italiana, che ora padroneggiano in maniera eccellente, e discipline accademiche di diversi settori: storia, geografia, linguistica, letteratura, antropologia, sociologia, psicologia.

Le note di Nel blu dipinto di blu, con le voci di Feng Junyi (Cristina il nome italiano che ha scelto) e Alessandro Arioti tutor tirocinante della Scuola, hanno aperto l’incontro. Si tratta di uno dei prodotti finali dei project work realizzati dagli studenti stranieri in residenza di studio.

«Abbiamo voluto trasferire le note e le parole della canzone italiana più famosa al mondo all’interno delle sonorità della millenaria tradizione cinesi – dice Feng Junyi -. Il risultato è una felice contaminazione tra due culture, tanto distanti geograficamente, ma che io ho scoperto essere tanto vicine quanto a sentimento e cultura».

Altri argomenti dei project work realizzati dagli studenti cinesi in collaborazione con gli studenti tutor italiani hanno osservato Palermo sotto differenti prospettive (la Cattedrale, lo sport, gli immigrati cinesi, i dolci tipici, i giardini). Un lavoro ha studiato il tradizionale ballo della cordella di Petralia Sottana.

«Il project work è uno dei momenti più qualificanti delle attività di formazione degli studenti che studiano presso la nostra Scuola – aggiunge Adele Pellitteri, coordinatrice dei tirocinanti tutor -. Esso nasce all’interno del più vasto progetto di tutoraggio a favore degli stranieri che apprendono l’italiano da noi, seguiti passo passo nello studio e nell’integrazione col territorio da studenti dell’università di Palermo del corso di laurea in mediazione linguistica e italiano L2. Le abilità linguistiche, insomma – conclude Pellitteri – si sviluppano anche nelle situazioni concrete della vita, che possono essere comprare una scheda telefonica, frequentare i luoghi di incontro dei giovani, andare a teatro, al cinema».

All’incontro di sabato che si è tenuto presso la chiesa Sant’Antonino del Complesso Monumentale Steri (sede del Rettorato) hanno partecipato il rettore Roberto Lagalla, la direttrice della Scuola di Lingua italiana per Stranieri Mari D’Agostino, il Prorettore Pasquale Assennato, il Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia Mario Giacomarra e Gabriella D’Agostino, docente di antropologia culturale che lavora ai processi di internazionalizzazione dell’Ateneo in progetti di eccellenza.

Presenti anche gli studenti italiani e il Dottore di Ricerca Vincenzo Pinello che, durante lo scorso anno accademico, hanno trascorso rispettivamente un periodo di studio e un periodo di insegnamento presso l’Università SISU.

A loro si sono aggiunti anche Lorenzo Miraglia, docente di Itastra, che insegnerà italiano presso la SISU e gli studenti recentemente selezionati dall’Ateneo palermitano e che presto partiranno per raggiungere la prestigiosa università cinese, dove potranno studiare per sei mesi e sostenere esami per un totale di quindici crediti formativi. Il bando di selezione prevedeva un numero massimo di sette studenti da selezionare ma, vista la forte richiesta, il numero è stato alzato dodici. Nei prossimi mesi l’importante ponte culturale con la Cina si amplierà ulteriormente. In via di definizione sono infatti accordi con altre importanti università cinesi.

Ci sembra che il senso complessivo dell’incontro tra Rettore, docenti, studenti e dell’intera attività di formazione linguistica e culturale portata avanti da Itastra sia espresso pienamente dalle parole della direttrice della Scuola di Lingua italiana, Mari D’Agostino: «Quando ci riferiamo a studenti e docenti che vengono a Palermo o che da Palermo vanno in posti più o meno lontani, come la Cina, noi amiamo dire: “volare alto”, ma dentro la storia, la cultura, la lingua, gli usi, la quotidianità di un popolo. È per questo che, per come la intendiamo noi, ogni formazione linguistica e culturale non può che porre al proprio centro le persone, ciascuna con la propria identità. Ecco: volare alto significa capacità di giungere alle cose più semplici della vita di tutti i giorni, ugualmente importanti per ogni uomo in ogni punto del globo».

1 risposta

  1. simona

    C’è sempre da imparare qualcosa da Focus . I rave intesi come incontro di persone che ballano a ritmi ripetitivi e in uno stato di trance, sono sempre esistiti. Potete leggerlo sull’ultimo numero e scoprirete parecchie verità.

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