A proposito dei test d’ingresso, su cui abbiamo scritto due giorni fa in questo post, riportiamo integralmente una nota pubblicata ieri sul profilo facebook dell’Unione degli Universitari, dal titolo Basta lucrare sulle tasche degli studenti.

«Oltre a tutti i problemi che genera il numero chiuso: la fuga dei nostri migliori cervelli all’estero, l’impossibilità di iscriversi al Corso di Laurea preferito con una maggiore propensione all’abbandono degli Studi ecc., il calo delle iscrizioni all’Università e l’aumento delle tasse universitarie, per l’Udu il numero chiuso è un ulteriore modo per fare cassa.

Molte università richiedono per il test d’ingresso circa 100 euro e 70 euro, come nel caso dell’Università Federico II di Napoli e dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata; si tratta di migliaia e migliaia di euro che incamerano gli Atenei e che, in alcuni casi, richiedono nuovamente, al termine dei tre anni degli Studi, per proseguire nei successivi due anni» – dichiara l’Avvocato dell’Udu Michele Bonetti che esibisce una nota dell’Udu ove sono riportati i vari test d’Italia con tutti i “prezzi” degli Atenei Italiani.

Prosegue il Coordinatore dell’Udu Michele Orezzi: «È il caso della Sapienza ove gli studenti dopo esser entrati con un test a pagamento, quando si iscrivono nuovamente dopo il triennio alla successiva e quasi consequenziale Laurea Magistrale, devono pagare la somma di euro 10. Sono certamente spese irrisorie ma che, moltiplicate per tutti gli studenti dell’Università La Sapienza, generano cifre da capogiro senza alcuna controprestazione in termini di Diritto allo Studio. Per questo stiamo valutando l’opportunità di inoltrare una Class Action per tutti gli studenti, diretta a richiedere tali somme indietro in quanto, a nostro avviso, non dovute e non legate ad alcun servizio aggiuntivo»”.

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