36000. Questo è l’impressionante numero degli universitari siciliani che hanno lasciato l’Isola per andare a studiare al di là dello Stretto di Messina. Ovvero il 25% di coloro che hanno deciso di proseguire gli studi dopo il conferimento del diploma. Il motivo è facile da individuare: la mancanza di opportunità lavorative per i giovani (la disoccupazione dalle nostre parti sfiora il 20%).

Ciò è quanto rivela La Repubblica in quest’articolo a firma di Lorenzo Tondo in cui si sostiene che l’esodo dei cervelli dall’Isola non è frenato neanche dal fatto che nelle università siciliane le tasse siano molto meno salate rispetto al Nord. Si legge, infatti, che «per iscriversi all’Università di Parma gli studenti devono pagare una retta annua di 1005 euro per le facoltà scientifiche e di 890 per quelle umanistiche. Una tassa che a Palermo varia in media dai 150 ai 300 euro. Poco importa. L’esercito di siciliani in fuga non bada a spese e lascia ogni anno nelle casse di due tra le più prestigiose università private, come la Luiss e la Bocconi, quasi 12 milioni di euro».

La regione in cui maggiormente vanno gli universitari siciliani è il Lazio (circa 10000) mentre l’università con il numero più alto di studenti isolani è Pisa (3350). Seguono La Sapienza di Roma, Bologna, Torino, Padova e la Bocconi di Milano. Ce ne sono parecchi, però, anche nelle già citate Bicocca e Luiss, entrambe spesso dalle nostre parti “a caccia” di nuovi iscritti.

L’articolo del quotidiano romano rivela, infine, che gli universitari dell’Isola non si spostano soltanto verso Nord ma valicano spesso le Alpi, andando in Inghilterra, Francia, Spagna, Scozia e Irlanda per proseguire e completare gli studi.

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