È sotto gli occhi di tutti: la Cina, ormai, è un po’ ovunque. In ogni quartiere di Palermo si trovano ristoranti, negozi e piccoli centri commerciali Made in China. Siamo circondati da lanterne rosse, e allora perché non avvicinarsi a questa affascinante cultura attraverso lo studio della lingua? Certo, non è una cosa da poco, anzi… quasi da masochisti, direi!

Con parole che sembrano tutte uguali e tantissimi sinogrammi da ricordare, il cinese richiede uno studio costante. La fatica, però, viene ripagata dall’indescrivibile soddisfazione che si ha nel riconoscere qualche carattere nelle insegne dei negozi. E credetemi, qualche è proprio una grande quantità se si considera che ne esistono circa 10000.

È una lingua che con la nostra non ha proprio niente in comune, e forse è proprio per questo che la gente, quando scopre che la studi, ti guarda con stupore. Le reazioni, per una persona che come me lo studia già da due anni, sono ormai prevedibili ma comunque divertenti: alcuni iniziano ad imitare suoni che dovrebbero somigliare al cinese ma che in realtà di cinese hanno ben poco; altri esclamano con convinzione Arigatò!, ignorando che sia una parola giapponese ma d’altronde «i cinesi sono tutti uguali e sono uguali anche ai giapponesi, quindi che differenza fa?».

C’è, poi, chi ti chiede quando andrai in Cina, come se la Cina fosse dietro l’angolo di casa tua, e infine chi ti guarda come se fossi un alieno e dopo alcuni secondi di silenzio, sconvolto, ti chiede: «Perché?».

In realtà, non c’è un vero e proprio perché. Al di là delle possibilità che si potranno avere in un ipotetico (molto ipotetico) futuro lavorativo, quando qualcosa ti incuriosisce e ti piace la fai e basta.

Le difficoltà che indubbiamente si incontrano, si superano con un’abbondante dose di determinazione, pazienza e soprattutto, passione.

E in fondo, se i cinesi possono parlarlo, noi cosa abbiamo in meno rispetto a loro?

Se non il fatto che apparteniamo a Paesi e culture completamente diversi, ma questo è solo un piccolissimo dettaglio.

Foto dal Flickr di ToastyKen

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