È stata pubblicata ieri su Orizzontescuola.it una lettera inviata da una studentessa di nome Cristina, «in rappresentanza di un gruppo di studenti dell’Università di Palermo che si trova a dover frequentare le lezioni del Tfa (Tirocinio Formativo Attivo, n.d.r.) e a sottostare a delle condizioni che sembrano a dir poco assurde. L’Università ribadisce che non è prevista alcuna possibile giustificazione per le eventuali assenze dalle lezioni».

La studentessa, poi, ha affermato che «l’organizzazione dei corsi è tale che l’assenza di due giorni in una disciplina comporta il superamento delle assenze previste dal Decreto che ha dato avvio al TFA. La cosa che ci stupisce e che ci sconcerta è che l’Università non giustifica in alcun modo quelli che sono dei diritti riconosciuti costituzionalmente, come il diritto alla malattia oppure il diritto/dovere a prendere parte come scrutatore alle elezioni».

Infine, Cristina ha sostenuto che «tali assenze, anche documentate da certificati medici o documenti comunali, non hanno alcun valore per l’Università. Al di là del fatto che far uscire (o anche viaggiare, nel caso dei pendolari) persone con 39 di febbre è un pericolo per se stessi e per gli altri, riteniamo che portare in aula persone con condizioni di salute pessime non abbia alcun vantaggio didattico. Che cosa si può apprendere in queste condizioni? a questo punto, tutto si riduce ad una mera presenza passiva! Riteniamo tale situazione semplicemente grottesca e inadatta ad un paese civile».

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