L’ansia per il mio ritorno tra i banchi universitari dopo tutto questo tempo (due anni, tre campagne elettorali, un servizio civile) mi dava un aspetto da agente segreto, da personaggio cospirato, titubante, ma anche un po’ angosciato. Quasi alla soglia degli “enta” (30) e troppe moleskine scritte dalla mia vita versatile, piena dei più strani interessi, ma negli ultimi anni immersa forse eccessivamente nel lavoro verso il bene della gente, della città, di questa amara e dolce città, perché in testa avevo ed ho la voglia di non lasciarla.

Tra le tante cose in sospeso per via dei miei anni sabbatici c’è anche la mia laurea, ma ero troppo impegnato per ricordarmi che ero iscritto ad un corso di Laurea in Comunicazione. Pensieri di questo genere ed altri mi saltellavano nella testa a pochi passi dal Centro Linguistico d’Ateneo, per la mia prima lezione d’inglese. Arrivato chiesi ai custodi informazioni sulla locazione dell’aula, non sto a raccontarvi in che posto labirintico mi sono ritrovato. Come nel mio vecchio stile arrivo con dieci minuti di ritardo, all’apertura della porta rimasi meravigliato di trovare un po’ di tutto: nuove e fiammeggianti matricole, qualche mio vecchio collega, qualche signora che parlava di sua figlia che va al liceo e poi, colpo di scena un nonno.

Ed ancora: giovani lavoratori come me fuori corso e disperati, chi si laurea e scappa per sempre, chi dice che questa Laurea in Comunicazione non serva a niente, chi dice che il lavoro è solo in Germania, chi stava zitto e chi giocava a Ruzzle.

Davvero, non mi posso lamentare c’era di tutto. Ed ecco che mentre mi sedevo e con il mio inglese imparato nei party quando abitavo con dei volontari europei giustificavo il mio ritardo, capii cos’era la mia ansia o forse la mia paura o tutte e due cose insieme. La paura di rimanere indietro, di non avere la forza per continuare, la voglia di lasciare tutto. Ho avuto la conferma che si può studiare e lavorare, che nelle mia condizione di studente lavoratore l’università è piena. Gente che studia, lavora e mantiene anche una famiglia. E che non esiste un’età per studiare. Tutti lo possono fare. Non è stata per me soltanto una lezione d’inglese, ma anche una lezione motivazionale per concludere al più presto la mia carriera da studente e prendere questa laurea meritatissima.

Molto spesso si vive in questo bivio, siamo sempre pronti a lasciare tutto, magari anche quando manca un piccolo passo per concludere, perché siamo stanchi, delusi, o perché facciamo un lavoro solo per sopravvivere, o perché non riusciamo a vivere in una società che sempre più spesso diventa apatica e disinteressata. Tornando a casa ho letto questo blog, e quindi ho deciso di scrivere queste poche righe, forse racconterò anche altro, ma oggi m’interessava testimoniare che le storie belle continuano, e che non bisogna mollare l’università ma convincersi che mettendo impegno e sacrifici si riesce a portare a termine tutto.

Nothing is impossible.

2 Risposte

  1. Pino

    Sai qual è il problema, Giuseppe? Ci sono molti ragazzi che hanno dovuto aabbandonare gli studi quando avevano 25 anni, e se volessero farlo a 30 anni, dovrebbero pagare almeno 150 euro ad anno ‘perduto’. Triste, no?

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