Uomini, donne e lavoro. È ancora troppo forte il gap di genere all’interno del mercato del lavoro.

A presentare il solco profondo presente nell’ambito della differenza di genere è il nuovo Rapporto AlmaLaurea, anticipato l’8 marzo in occasione della festa della donna. Lo studio, comunque, sarà delineato ed esposto con più precisione martedì 12 marzo presso l’università Ca’ Foscari di Venezia in occasione del convegno Investire nei giovani: se non ora quando?

Il divario occupazionale e retributivo tra uomini e donne segnala quanto queste ultime siano penalizzate nel mondo del lavoro.

Soprattutto le donne laureate con figli sono quelle maggiormente colpite: lavorano e guadagnano meno rispetto alle altre.

Si tratta, secondo il direttore di AlmaLaurea, Andea Cammelli, di un «segnale del persistere di un ritardo culturale e civile del Paese».

Entrando nel dettaglio del rapporto, ad un anno dalla laurea, gli uomini che lavorano sono il 63%, le donne il 55,5%, con una differenza del 7,5%.

Gli uomini che possono contare su un lavoro stabile sono il 39%, contro il 30% delle donne, registrando, inoltre, la possibilità di una retribuzione maggiore rispetto alle donne: 1.220 euro mensili contro 924 euro. Le donne che si dichiarano alla ricerca di lavoro sono il 32% contro il 24% degli uomini.

Si confermano nella misura del 6% i punti di differenza tra uomini e donne a cinque anni dalla laurea: su 100 lavorano 83 donne e 89 uomini.

A poter contare, invece, su un lavoro sicuro sono soltanto il 66% delle donne e l’80% degli uomini.

Sono, infine, ben 17 i punti percentuali di scarto tra coloro che hanno figli e chi non ne ha: lavorano l’89% degli uomini e il 72% delle donne. Ad essere penalizzate – come detto –  anche le donne laureate in possesso di prole: a cinque anni dal conseguimento del titolo, lavorano l’81% delle laureate senza figli e il 69% di quelle con figli.

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