Me lo ricordo ancora quando, all’età di sei anni, giocavo a copiare le notizie dai giornali e poi davanti allo specchio mi divertivo a presentare il Tg. Ricordo ancora quando camminavo per strada e parlavo da sola, fingendo di raccontare davanti ad una telecamera cosa mi circondava. Quando mi chiedevano «Cosa vuoi fare da grande?», io rispondevo la mamma e la giornalista.

Scrivere è sempre stata una passione, un passatempo, la medicina ai dispiaceri. Riempivo fogli e diari e mi prendevo le soddisfazioni più belle nei temi. A volte incontravo qualcuno a cui i miei scritti non arrivavano, qualcuno che si concentrava solo sulla forma e non dava importanza al contenuto. Altri, invece, si emozionavano e questo mi portava a capire che scrivere era la mia unica vera strada.

Crescendo non ho cambiato idea: nonostante pareri negativi e porte in faccia, volevo fare la giornalista, l’ho giurato a me stessa ed è ciò che farò. Conclusa la maturità, ho deciso di iscrivermi a Comunicazione pubblica. Ricordo ancora il giorno dei test. Era il 12 settembre 2008. Ero impaurita, emozionata e pensavo che non potevo farcela. Dopo giorni d’attesa, finalmente le graduatorie. Credo di essere arrivata quattordicesima: una bella soddisfazione. Ma avevo anche passato i test per Psicologia e mi sono trovata di fronte ad una scelta che, in qualche modo, avrebbe segnato la mia vita per sempre. Non ci ho pensato a lungo in realtà, la risposta era più ovvia di quanto pensassi: ho scelto comunicazione pubblica.

La carriera universitaria procedeva abbastanza bene e ora sta finalmente volgendo al termine. Frequentare l’Università a Palermo non è facile, e questo, purtroppo, è un dato di fatto. E quando la gente mi chiede ancora adesso che facoltà frequenti e cosa voglia fare da grande, non appena rispondo che frequento Scienze della Formazione, classe comunicazione pubblica, e voglio fare la giornalista, mi guarda come se fossi un extraterreste caduto dal cielo. Per non parlare di quando si lasciano andare a giudizi facili sulla semplicità della mia facoltà o sulla difficoltà della strada intrapresa. Beh, inutile che vi spieghi la reazione di fastidio e il nervosismo che sento dentro.

Andare all’università non bastava neanche a me, io volevo fare di più! Un giorno guardando Tgs giovani, decisi che era da quello il punto dal quale volevo partire. Chiamai con coraggio e determinazione. Fu l’inizio effettivo di un cammino e di incontri meravigliosi. Ad accogliermi Giorgio Vaiana e l’ing. Cappello. Ricordo i miei giorni di formazione e il mio primo servizio sui tatuaggi. Senza una guida iniziale sul campo, testarda e determinata come sempre, non mi sono scoraggiata e l’ho realizzato. Certo, a guardarlo a distanza di 2 – 3 anni, cambierei tante cose, ma ero comunque soddisfatta di me, era il primo di una lunga serie.

Era meraviglioso andare in giro con la mia videocamera e raccontare ciò che mi circondava. Significava avverare il sogno di quando ero piccola. Da lì a poco, non so neanche come, ho iniziato a scrivere su riviste, testate giornalistiche, portali d’informazione. quotidiani e mensili. Il mio curriculum ha iniziato a riempirsi di articoli, interviste. Ringrazio chi ha creduto in me, chi ha compreso la mia voglia di scrivere. A volte sbagliavo, ma senza presunzione e con molta umiltà imparavo dagli errori, soprattutto da chi sa farti capire nel modo giusto, in cosa sbagli e cosa c’è che non va bene. Il mio primo pezzo sul Giornale di Sicilia me lo ricordo ancora. Era il 20 agosto 2012. So bene che non può essere compresa da tutti l’emozione di vedere la tua firma sotto un articolo.

Nel mio percorso, porto nel cuore delle interviste emozionanti come quelle a Gigi Finizio e a Salvo La Rosa, uno dei primi giornalisti a credere in me e darmi coraggio. Porto con me l’intervista a Fioretta Mari, affiancata da un’altra grande giornalista, Giorgia Butera, che ha creduto in me e mi ha supportata e incoraggiata. Di recente anche l’intervista a Mario Caminita di Radio Time, per Oggi Italia Magazine, di Agostino Portanova. Gli articoli e le interviste sono tanti, non sto qui ad elencarli, anche se mi piacerebbe farlo con tutte le persone meravigliose incontrate in questo cammino, che hanno incrementato la mia voglia di credere in questo mestiere. Da Giuseppe Sommatino a Walter Giannò e Giorgio Vaiana. Oppure Pippo Amato per la rivista Palermo in tasca e per Cts notizie, e Giuseppe D’Agostino. Ultima esperienza quella come addetta stampa e in una giuria, ad un evento per la scelta di un cortometraggio. L’ammirazione e la stima ottenuta da pilastri e punti di riferimento, non è frutto di raccomandazioni, ma solo di forza e determinazione, della voglia di provarci e forse di un po’ di capacità, ancora da consolidare.

La gente dovrebbe capire che questo è un lavoro a tutti gli effetti. Io non gioco a fare la giornalista. Io sto costruendo un percorso, e a volte mi rendo conto che non ho scelto una strada semplice. Molto spesso penso di mollare tutto, ma a me le cose facili non sono mai piaciute. Uscirò dalla mia facoltà a testa alta con una tesi sul giornalismo e la corona d’alloro sulla testa piena di ricci.

Continuerò per la mia strada, per stringere tra le mani il tesserino da pubblicista, per dare una soddisfazione ed un motivo di orgoglio a me e a chi in me ha creduto, e una lezione a chi non l’ha mai fatto.

7 Risposte

  1. Danila T.

    Ho fatto un percorso molto simile al tuo, e in tutta onestà se non all’ingresso di un museo il tesserino non mi è servito a nulla (e ho lavorato tanto per averlo). Dopo alcuni anni ho capito che la mia strada era un’altra e che non esiste un solo giornalismo, ognuno ha il giornalismo che si merita. A 25 anni mi sentivo esattamente come te e ogni piccolo successo per me era motivo di orgoglio, a 30 poi subentrano altre necessità, e capisci che ti serve un lavoro vero per pagare l’affitto, per andare via di casa e costruirti una vita insieme a un compagno….e allora cominci a fare tante cose diverse, da precaria e da freelance. A 25 anni mi vedevo a 30 in un modo completamente diverso, oggi mi reputo fortunata, perché tirando le sommei faccio un lavoro che mi piace e il lunedì mattina andare lavorare non è una tragedia, anche perché da freelance lavoro anche il weekend :D. A chi si lamenta perché il lavoro non c’è dico sempre “hai mai pensato che fosse potresti fare altro e che quasi nessuno oggi fa il mestiere per il quale ha studiato?”, sono tempi difficili, bisogna adattarsi, e soprattutto mai dire “no” o tirarsi indietro.

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  2. stefania

    ciao guarda che seguo il mio sogno facendo di tutto da cameriera, a babysitter e non ho mai detto di no e nnt, ma la difficoltà e la realtà di dover pagare affitti, di dover mantenere un giorno una futura figlia non m’impedirà mai di scrivere e di crederci e perche’ no potrei fare qualsiasi altro lavoro , insieme a questo…

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  3. Danila T.

    Stefania concordo sull’intera linea…io di mestiere scrivo ;)…forse non nel modo in cui avevo previsto quando ero più giovane e inesperta, nel senso che gradirei farlo a condizioni migliori!

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  4. Naso critico

    Io ho preso la laurea in giornalismo per uffici stampa e ho collaborato con qualche testata sia on line che cartacea. Quest’esperienza mi è servita a capire che non è questo che voglio fare! Se tu hai una passione, continua. p.s. iscritta nel 2008 e ancora non ti sei laureata? 🙂 su su, sbrigati!

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  5. Valerio

    Grazie mille per questo articolo. Infondi molta fiducia per chi, come me, sta studiando per diventare un giornalista e lo vuole trasformare in un lavoro. Grazie 🙂

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