Quanti di voi, guardando il film Mangia, prega, ama con Julia Roberts, hanno sentito il bisogno di fare la valigia e di guardare il mondo con occhi diversi partendo per un lungo viaggio?

Quanti di voi hanno pensato subito dopo che fosse impossibile? Se vi dicessi che invece tutto questo è possibile? Se vi dicessi che dipende solo da voi?

Oggi Victoria e io vogliamo raccontarvi due storie: la storia di chi è arrivato, la storia di chi è partito.

Victoria Pavlova, Russia

Il tempo è volato. Cammino per la strada. Svuoto la mia testa da ogni cosa: i tanti dialoghi dı ieri, il linguaggio del corpo, il suo accento strano… il mio blu, il suo marrone … qui tutto parla d’amore! Proseguo. Respiro gli odori della cucina italiana. Colgo nell’aria la ricchezza dei sapori, e li sento! Ogni cosa! Canticchio a me stessa una canzoncina e danzo. E mi gaso! In questo momento mi carico di eccitazione! L’energia di questo secolare paese mi permea interamente!

E improvvisamente mi rendo conto che questa è la vita! Qui! La mia vita e il mio palcoscenıco! E quali sono le sue decorazioni? Chino indietro la testa. Assorbo! Davvero tutto! Questa imponente architettura. Questo mare e questo paesaggio di montagna … I miei stivaletti inciampano sugli antichi sampietrini. E mi lancio frettolosamente a fare milioni di scatti. Con gli occhi. Una possibile macchina fotografica. Affinché non perda nessun dettaglio… Fine! Torno a casa! Eccola, la scuola. Il mio lavoro. Ogni giorno, i miei colleghi ed io seminiamo idee nelle menti dei giovani studenti selvatici. Che portano con loro a casa. E la mattina, ci rincontriamo e discutiamo insieme i loro benefici. È stato così nuovo per loro! È stato così importante e così tanto per noi! Non solo a livello locale ma universale! E ci sentiamo così utili! E abbiamo dato prova ancora una volta del nostro il ruolo di global citizens. Ampliate senza ombra dı dubbio i vostri orızzonti! Abbattete le barriere! Superate gli ostacoli!. Aiesec Palermo, GRAZIE PER QUESTA ESPERIENZA!».

Giorgia Li Greci, Italia

«La notte prima di partire ero terrorizzata dal dovere affrontare una prova così grande. Andare via, lasciare la mia famiglia, gli amici e le mie abitudini per trovarne delle nuove. Non era una cosa facile. Ti rendi conto che stai affrontando te stessa e non puoi scappare. Appena salita sul pullman il mio terrore si era trasformato in felicità, ma soprattutto in curiosità. Le mie domande erano tante: come sarà la Turchia, come sarà la mia esperienza di volontariato all’estero, come sarà lavorare con i bambini, come trasmetterò la mia cultura a chi incontrerò…

Insomma, cosa succederà? Non appena messo piede a Izmir, mi resi conto che l’aria non era tanto diversa da quella di casa. Forse perché, come nella mia città, Palermo, anche ad Izmir c’è il mare e sentivo che avevo portato la mia casa con me. La Turchia l’ho amata dal primo secondo in cui vi ho messo piede. In aeroporto ho travato alcuni ragazzi di AIESEC Izmir che mi hanno accolto in maniera adorabile. Sorrisi, cibo e tanta curiosità anche da parte loro.

Il mare, le palme e gli odori: se dovessero chiedermi cosa ricordi di Izmir risponderei questo. La mattina seguente al mio arrivo sono stata portata a scuola. Avevo un po’ di paura, poiché non sapevo ancora se fossi stata in grado di lavorare con i bambini. Io amo i bambini, ma lavorarci è tutta un’altra storia. Il mio progetto prevedeva che io insegnassi ai bambini di diverse scuole elementari la cultura italiana, narrando loro gli usi, costumi, il cibo, la storia, lo sport e persino i colori della mia Italia. I bambini non parlavano l’inglese e, a volte, neanche le maestre. Io inizialmente il turco non lo conoscevo.

Però con una naturalezza innata, la stessa che hai proprio quando sei un bambino, ho iniziato sin da subito a parlare con il corpo e con i gesti, imparando anche a comprendere e parlare il turco. Comprendevo più i bambini attraverso i gesti e parole che le maestre parlando inglese. Giorno dopo giorno affascinavo sempre più le classi raccontando le mie tradizioni e allo stesso tempo i bambini mi hanno aiutata a conoscere le loro.

La Turchia è una terra che io definisco affascinante, è ricca di energie e colori. La cosa più bella di questa esperienza all’estero non è stato soltanto quella di avere conosciuto la cultura del luogo, ma anche quella di avere conosciuto ragazzi che come me, stavano facendo uno stage Aiesec da tutte le parti del mondo. Ucraina, Russia, Polonia, Cina, India, Indonesia, Brasile, Serbia e tante altre nazioni ancora. Ho imparato tanto. Ho imparato ad affrontare me stessa, le mie paure ma anche le mie forze. Mi sono sentita parte di un mondo fatto di tante culture. Ho imparato ad usare linguaggi dimenticati e lingue sconosciute. Lo stage Aiesec non mi ha cambiata ma ha fatto una cosa ancora più importante: mi ha fatta crescere».

C’è una parte del film Mangia Prega Ama che recita: «Se sei abbastanza coraggioso da lasciarti dietro tutto ciò che è familiare e confortevole, e che può essere qualunque cosa, dalla tua casa ai vecchi rancori, e partire per un viaggio alla ricerca della verità, sia esteriore che interiore; se sei veramente intenzionato a considerare tutto quello che ti capita durante questo viaggio come un indizio; se accetti tutti quelli che incontri, strada facendo, come insegnanti; e se sei preparato soprattutto ad accettare alcune realtà di te stesso veramente scomode, allora la verità non ti sarà preclusa… Se riesci a fare un po’ di spazio nella tua mente si apre una porta, e allora sai cosa fa l’ universo? Ti inonda…e tutto il resto non conta più».

Aiesec ti dà la porta… e tu? Cos’hai da perdere?

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