Da giorni si parla dell’occupazione dell’ex Hotel Patria, da parte di un gruppo di studenti universitari, con l’intento di riappropriarsi dello stabile di proprietà dell’Ateneo.

Occupato già  il 17 febbraio 2012 dai militanti dei Giovani Comunisti e di Rifondazione Comunista, l’edificio è oggi in mano a studenti e studentesse che vorrebbero dar vita all’interno di esso ad un progetto di studentato autogestito.

Ristrutturato ma ormai in disuso da anni, lo storico edificio si trova nel cuore della Kalsa, nei pressi di piazza Marina.

Si tratta di uno stabile di origine quattrocentesca appartenente a Federico Abatellis, colpito da un terremoto e ricostruito nel Settecento da Baldassarre Naselli d’Aragona.

Trasformato in albergo nell’Ottocento, divenne Hotel Patria nel 1891 e fu riconosciuto come uno degli alberghi più rinomati fino alla seconda guerra mondiale.

Semi distrutto dai bombardamenti del 1943, dopo un periodo di abbandono, l’edificio divenne uno storico ristorante, noto come Trattoria Stella.

Fu chiuso quando l’Università degli Studi di Palermo, proprietaria dell’edificio, fece avviare nel 2000 dei lavori di ristrutturazione conclusi nel 2009 con l’intento di trasformarlo in residence universitario.

L’ingegnere che si è occupato del restauro, Umberto Di Cristina, in fase di progettazione ha, però, dimenticato di costruire la scala di accesso al primo piano come scala antincendio e oggi lo stabile non può essere aperto perché è in corso un contenzioso con gli inquilini del primo piano che si oppongono alla costruzione.

Ma anche il rettore dell’Università, Roberto Lagalla, seppur contrario all’occupazione come atto in sé, si è mostrato consapevole dell’esigenza di spazi da parte degli studenti, definendo la loro richiesta «assolutamente legittima».

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