La Ruzzle mania impazza tra i giovani. L’applicazione mobile che permette di gareggiare, in un gioco simile allo scarabeo, con amici, conoscenti, parenti e perfetti estranei è diventato negli ultimi tempi un vero e proprio chiodo fisso radunando davanti ai touch screen di tutto il mondo più di venti milioni di giocatori.

La fascia di età più colpita, stando ai sondaggi, è quella tra i 16 e i 25 anni. Molti i giovani che, pur di non appisolarsi durante le ore di lezione in aula, tirano fuori il loro smartphone iniziando a lanciare sfide scandite dal ticchettio delle lancette. Ruzzle, come ben sanno i più appassionati, si articola in tre round: ciascuno dura due minuti e, in questo arco di tempo, vince chi compone il maggior numero di parole con le sedici lettere presenti sulla griglia. Ogni parola ha un punteggio: più la parola è lunga, più il punteggio è alto.

Tra una parola e l’altra, il gioco per cellulari di ultima generazione, è senz’altro un ottimo passatempo e una sensazionale cura contro la noia. Ma, si sa, a volte ci si lascia trasportare dalla competitività e la voglia di primeggiare potrebbe causare qualche intoppo ai giovani studenti. U

na partita tira l’altra e, spesso, le ore passano senza rendersene conto. Il risultato, dato il tempo ridotto da passare su libri e dispense, è dunque disastroso per interrogazioni ed esami.

«Il totale di tempo passato a giocare dagli utenti è pari a settemila anni», raccontano orgogliosi dalla Mag Interactive, la società svedese creatrice della popolare app.

Eppure, dall’altro lato della medaglia, si pone chi vanta il lato educativo di Ruzzle. Secondo alcuni fruitori del gioco online, infatti, il passatempo più modaiolo del momento terrebbe la mente costantemente allenata e sarebbe in grado di arricchire il vocabolario italiano e straniero dei giovani.

I giocatori, infatti, possono scegliere di confrontarsi in lingue diverse, tra cui spagnolo, inglese, francese, tedesco.

Come spesso accade nel mondo interattivo, però, anche Ruzzle mostra qualche falla. Non sempre le parole trovate, infatti, hanno effettivamente senso compiuto e viceversa molti termini noti non vengono riconosciuti come corretti dal sistema. Su internet sono varie le segnalazioni fatte riguardo a questi bug.

Per fare alcuni esempi, fra le parole che nella lingua italiana non esistono, ma che Ruzzle accetta, troviamo Batide, Radita e via dicendo.

Infine, il gioco delle parole tende a non riconoscere i nomi di città, di persona o di regioni. Ruzzle, ad esempio, riconosce Rho ma non riconosce Roma. Misteriosi i motivi.

Eppure dalle sale dell’azienda di Stoccolma rispediscono al mittente le accuse e dichiarano: «Per lo sviluppo dell’applicazione in lingua italiana ci siamo basati sullo Zingarelli».

Forse gli editori del celebre dizionario hanno tralasciato l’inserimento della Capitale tra le pagine. Bando all’ironia …

Che dire, alla luce di queste affermazioni, Nicola Zingarelli potrebbe rivoltarsi nella tomba.

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