L’Ateneo palermitano vanta tra le sue schiere studenti noti alla cronaca tra cui Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif. Peccato, però, che l’impertinente e graffiante conduttore televisivo non abbia terminato gli studi e, ad oggi, non mantenga un buon ricordo dell’Università, come ha raccontato al Corriere dell’Università.

«Mi ero iscritto alla facoltà di architettura, ma l’Università di Palermo pretendeva che pagassi una tassa sul riscaldamento per frequentare aule nelle quali il riscaldamento non c’era – racconta la Iena – Maturai allora la certezza che non volevo affidare la mia vita nelle mani di un’organizzazione incapace».

Un pensiero però accompagna da sempre il conduttore targato Mediaset: la differenza tra atenei nostrani e d’oltralpe in quanto a meritocrazia, senso del dovere civico ed efficienza dei servizi.

«Non nascondo che se fossi nato in un altro Paese, anche in Inghilterra dove poi sono andato a stare, avrei deciso di laurearmi. – continua Pif – L’Università rispecchia perfettamente la società italiana. Caste, clientelismi, attaccamenti alle poltrone sono fenomeni ancora fortemente radicati».

Il conduttore non etichetta i giovani italiani come bamboccioni che continuano a rimanere alle dipendenze dei genitori senza far nulla per cambiare la situazione bensì come ‘sfortunati’:

«Quelli della nostra generazione sono nati in un Paese che si definisce moderno ma che ha aspetti da terzo mondo – tuona – Non esiste in Europa e nel resto dell’occidente un paese come l’Italia che non dota i giovani degli strumenti necessari per rendersi indipendenti e trovare un’occupazione stabile».

C’è tempo anche per esprimere un proprio pensiero in merito alle differenze tra i giovani cresciuti al Nord e quelli nati al Sud: «I giovani del Sud crescono più in fretta, hanno la sfortuna di non poter godere di tutta una serie di privilegi ma proprio per questo possono misurarsi con realtà diverse accrescendo il proprio patrimonio di conoscenze».

Infine, un invito a non demordere a tutti coloro che, una volta laureati, non riescono a trovare un impiego. Secondo il conduttore, infatti, l’accanimento e la perseveranza sono una specie di cartina al tornasole, a cui far sempre riferimento: «Consiglio ai ragazzi di non rinunciare ai propri sogni e di impegnarsi nel perseguimento del loro obiettivo. Prima o poi un’occasione viene data a tutti».

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