Tracce difficili, argomenti ermetici, orali interminabili. Nonostante gli affanni e le paure che colgono ogni studente, gli esami di Stato sono terminati con successo. Era il quattro luglio 2008 quando, euforica e ancora inconscia di ciò che mi attendeva, concludevo gli studi liceali con una stretta di mano che profumava già d’estate.

«E ora che faccio?», mi sono detta appena uscita dall’aula del “terrore”. La mia mente, però, era già a riposo e l’idea di staccare la spina con sole, mare, vacanze, serate spensierate allettava ogni più piccolo pensiero. «Ci penserò dopo», era stata lì per lì la risposta abbozzata all’interrogativo esistenziale.

Eppure, a quel tempo, sbagliavo. Dopo ben cinque anni passati tra i banchi non avevo la minima idea di quale sarebbe stato il mio futuro e il tempo a disposizione per la scelta era ridotto al lumicino. Una passione inconsapevole, però, mi aveva sempre accompagnata: la scrittura. Ricordo che, avevo appena tre anni quando mia nonna mi insegnò a leggere e, sebbene non capissi ancora nulla, mi divertivo a deliziare parenti e conoscenti sillabando le frasi scritte sui quotidiani sparsi per casa.

Un gioco che, dopo qualche anno, avrebbe rapito cuore ed anima. Ai tempi del liceo, però, il pensiero di diventare giornalista era lontano e dalla mia testa partivano idee confuse. Dalla Facoltà di Giurisprudenza a quella di Medicina, da Economia ad Architettura: tutti i percorsi universitari possibili sono stati posti al vaglio critico in quei mesi.

Dopo settimane di vagabondaggio finalmente la decisione: «Proverò il test di Medicina». Scelta sbagliata, per fortuna. «E se provassi anche Scienze della Comunicazione?», pensai quando mancavano appena pochi giorni al termine del pagamento dei bollettini. Ebbene se penso a quell’interrogativo buttato lì per caso sorrido ancora. Sono passati quasi cinque anni da quell’estate di fuoco e, dopo indecisioni e colpi di testa, oggi sono laureata in “Giornalismo per Uffici Stampa”.

Il primo consiglio che mi sento di dare ai giovani che, tra qualche settimana, riempiranno le aule per affrontare la prima vera ‘soglia’ di accesso al mondo degli adulti, è quello di ragionare sul proprio futuro assecondando bisogni e passioni.

La domanda base è: come si sceglie l’università? Con il cuore o con la testa? Un quesito non da poco, visto che uno studente su cinque, secondo la media nazionale, abbandona dopo il primo anno. E soprattutto, a chi chiedere? Partire dal portale dell’ateneo è senz’altro una ghiotta opportunità. Confrontare materie e percorsi didattici porterà inevitabilmente ad escludere alcune facoltà e favorirne altre.

Al di là dei consigli di rito, tra cui informarsi sul programma dei corsi, prestigio dei docenti, agevolazioni agli studenti, obbligatorietà o meno della frequenza, mezzi di trasporto per raggiungere l’università, costi degli affitti, nessuno può dire con certezza qual’è la scelta migliore. L’unica soluzione per un aspirante universitario, dunque, è quella di conoscersi meglio e capire che cosa ci si aspetta da se stessi.

Fondamentale, infine, è il confronto con l’altro e la capacità di pensiero critico. Che si tratti di un insegnante, un amico, un parente o il proprio vicino di casa parlare dei propri dubbi e desideri potrebbe aiutare l’orientamento del giovane studente.

In definitiva, prima di scegliere una facoltà e l’università da frequentare, considerate tutti i fattori con calma ed attenzione. Vedrete che la scelta non sarà poi così difficile come sembra a primo acchitto.

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