15 Luglio. Cinque del pomeriggio. L’elica del ventilatore ruota, imperterrita ma inutile, spostando aria calda da un lato all’altro della stanza. Essa si burla di me, donandomi una fugace, quanto utopica sensazione di benessere ogni qualvolta l’asse verticale del congegno compie un semicerchio, lasciando che quel vortice afoso, puntuale e ritmico come un orologio, asciughi le gocce di sudore che mi imperlano la fronte.

Getto uno sguardo sulla mia destra, dove una lunga schiera di libri, riposti ordinatamente l’uno sull’altro, mi rammenta il mio scopo. Andare al mare? No, ovviamente. Passare in libreria? Nemmeno.

C’è una sola risposta: la sessione estiva. Nella mia testa si affollano pensieri, date, nomi, immagini che scorrono senza apparente senso logico, senza soluzione di continuità. Ma uno solo si erge, su tutti, desideroso di imporsi e farmi esplodere la vena del collo.

Non è il terrore di dover affrontare l’esame tra poche ore, né l’ira che mi sale pensando agli amici che mentre io sudo sui libri si divertono in spiaggia o in piscina, a prendere il sole o farsi un buon bagno ristoratore.

Non è il desiderio di uscire da quella stanza di pochi metri quadrati, diventata da giorni la mia tana, dalla quale non metto il naso fuori da non so quante ore. No, nulla di tutto questo. Il pensiero che mi tormenta e m’affligge è un altro e mi porta a porre una domanda che forse resterà inascoltata.

Dico io: ma è giusto che uno studente che deve già impegnarsi con tutte le forze, fisiche e mentali, per “sopravvivere” a questa sessione estiva, non debba sapere nemmeno quando potrà sostenere l’esame? 12784573 prenotati, divisi in ordine alfabetico, in un numero x di giorni, con un numero y imprecisato di assistenti. Secondo un rapido calcolo potrei sostenere l’esame tra un paio d’anni.

E sono fortunato a non fare di cognome Zuzzuruzzu.

La nostra salute mentale, ridotta al lumicino, reclama tregua.

E allora perché non provare a rimediare a questo dramma con un po’ di sana organizzazione? Comunicazioni dirette sul portale Unipa, email, segnali di fumo o qualsivoglia diavoleria tecnologica, pur di ridurre il numero degli esaurimenti nervosi annui. Vi prego.

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