«Il lavoro è il cibo del mio spirito. Quando comincerò a cercare il riposo, allora smetterò di vivere» diceva Petrarca.

Una riflessione che, oggi, sembra assumere contorni drammatici. La disoccupazione giovanile è, infatti, uno dei mali della nostra società.

Sono tanti gli universitari che, dopo aver terminato la carriera accademica, non riescono a trovare un’occupazione stabile e sono costretti a vagare tra le strade in qualità di promoter o stabilirsi nelle stanze chiuse di call center mal pagati.

Già perché, oggi, il posto fisso sembra essere diventato appannaggio dei “privilegiati”.

Tra il 2010 e il 2013 il numero degli under 35 al lavoro è passato da 6,3 a 5,3 milioni: un milione di posti di lavoro bruciati in tre anni. A fornire dati e classifiche certe sul secondo trimestre del 2013 è come sempre l’Istat.

Il quadro sembra acuirsi nella fascia tra i 25 e i 34 anni, ovvero l’età nella quale ha terminato gli studi anche chi ha deciso di continuare con specialistica e master. Nel secondo trimestre 2013 lavoravano appena 4,329 milioni di persone contro i 5,089 milioni di solo tre anni prima.

Il tasso di occupazione ha subito un crollo dal 65,9 al 60,2. Solo 6 persone su 10, stando alle informazioni dell’Istat, lavorano nell’età attiva per eccellenza. E se per i giovani del Mord la situazione è ancora accettabile con l’81,4 per cento al lavoro al Sud appena il 51 per cento dei ragazzi della fascia in questione è occupato.

I disoccupati tra i giovani adulti sono così passati da 670 mila a 935 mila.

E così al termine di studi, tesi e festeggiamenti di routine sorge spontanea una domanda: «E adesso che faccio? Come posso entrare nel mondo del lavoro senza raccomandazioni e spintarelle?».

Beh…una cosa è certa.

Lavorare al giorno d’oggi sembra essere diventata un’impresa più impossibile che ardua

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