La cocaina crea assuefazione perché potenzia l’area del cervello deputata all’apprendimento e alla memoria. La notizia giunge dalla University of California di San Francisco dove alcuni ricercatori ha studiato per mesi la cosiddetta polvere bianca. Dagli studi è infatti emerso come sia proprio questo meccanismo ad indurre e incentivare, a lungo andare, la dipendenza dalla sostanza stupefacente.

Il team di ricercatori è giunto a queste conclusioni osservando al microscopio le cellule cerebrali di alcuni topi cui era stato precedentemente somministrato un certo quantitativo della sostanza. Nel giro di un paio di ore si è così osservato che nella corteccia frontale dei roditori era aumentata la densità delle spine dendritiche, ovvero di quelle strutture che si ramificano a partire dal neurone e che risultano fondamentali per la comunicazione tra i neuroni stessi.

Ma non è tutto. I ricercatori hanno anche individuato un certo legame tra la creazione di nuove spine dendritiche e la dipendenza dallo stupefacente. Più alta è la presenza di queste nuove strutture nella corteccia frontale più si sente bisogno di far ricorso alla polvere bianca.

«I consumatori di droga a lungo termine mostrano una riduzione della funzionalità della corteccia frontale in relazione a stimoli o compiti comuni – spiega Linda Wilbrecht, autrice della ricerca -, mentre la funzionalità aumenta in risposta ad attività o informazioni relative alla droga. Potenziando la creazione di nuove spine dendritiche – prosegue – la cocaina andrebbe a rappresentare una specie di super-stimolo in grado di rinforzare l’apprendimento legato all’esperienza del consumo dello stupefacente».

Scoperto ciò, si potrebbe ora più facilmente individuare, spiega ancora Wilbrecht, «il meccanismo tramite cui il cervello dei tossicodipendenti risponde agli stimoli legati alla droga».

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