Simone, Letizia, Rossella. Tre nomi, tre volti, tre percorsi diversi ma con un comune denominatore: la fuga da un paese che non li valorizza verso altri lidi in cui far esplodere la propria passione e coltivare la propria indole. Ovviamente, inutile precisarlo, il paese “marcio” in questione è l’Italia.

Così prende spunto il nostro viaggio tra le vittime della non meritocrazia italiana. Laureati, multi-specializzati, professionisti che, sempre più spesso, prendono il volo alla volta di Londra, Barcellona, Stati Uniti, Australia, Belgio, Canada, Tokyo. Fuggono sì…ma, più che “cervelli in fuga” sarebbe appropriato chiamarli “talenti adottati”. Le colpe, infatti, sono tutte da ascrivere ad un Paese che non coglie la genialità, che lascia correre a gambe levate i propri figli, che non li culla e, anzi, ostruisce loro il percorso celandosi dietro un «non sei abbastanza specializzato» o «in questo campo non hai futuro».

Iniziamo da Simone Speggiorin, cardiochirurgo pediatrico che da un paesino del Miranese ha fatto tappa prima a Padova e poi in Inghilterra attirando l’attenzione della Bbc che, proprio in questi giorni, ha mandato in onda uno speciale radiofonico sui suoi progetti tra cui quello di curare i bambini indiani colpiti da problemi cardiaci. Nulla di eclatante, direste, eppure la notizia singolare è che il medico in questione ha soli 36 anni e, se fosse rimasto in Italia, oggi se gli andava bene avrebbe lavorato tra i reparti di un nosocomio pubblico.

È proprio Simone a spiegare le differenze tra il sistema sanitario italiano e quello inglese. «Quello britannico è organizzato in maniera maniacale ed è più meritocratico, se sei bravo è più facile che vai avanti». E dell’Italia invece cosa può mancare? Speggiorin non ha dubbi: «La famiglia e la colazione con brioche e cappuccino, stop».

Letizia Sirtori ha trentadue anni, una laurea, un doppio master e tanta passione per il turismo. Ha trovato a Washington chi ne ha riconosciuto il talento e la bravura, perché qui da noi le mancava un requisito fondamentale: la raccomandazione di qualche potente. Letizia è responsabile dello sviluppo del turismo internazionale per la città di Washington DC, la capitale del Paese più importante, ricco e potente del mondo. A trentadue anni. Solamente per merito suo.

Terminiamo con la siciliana Rossella Lucà, che per origine e storia ci tocca nel profondo. Ventinovenne di origine gelese ha dovuto “rinnegare”, a malincuore, la Sicilia per coronare il sogno di una vita: portare avanti uno studio sul reale meccanismo del tumore al seno. Un desiderio che dalla punta dello Stivale la conduce in Belgio dove entra a parte di un team e che, oggi, la paventa tra le prime autrici della ricerca sulla proteina in grado di controllare i diversi stadi di progressione del cancro alla mammella pubblicato addirittura su Embo Journal.

E così il risultato ottenuto potrebbe portare, nel tempo, a un test per prevedere la metastasi. Un male che in Italia colpisce una donna su dieci. «Mi fa rabbia che non si possa fare ricerca nel nostro Paese», dice la giovane pochi giorni dopo la pubblicazione dello studio. Già Rossella … Fa rabbia anche a noi.

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