Una parte lineare della città, elettrizzata da gente che corre come se non ci fosse domani, traffico, auto in doppia fila. Vie larghe e palazzoni, alberi, foglie e feci di tanti cani portati a passeggio. Non credevo, mi volto, c’è pure un pezzo molto siciliano di Wisteria Lane. Poi silenzio, altra strada di alberi, silenzio.

Un altro palazzo, bello, con una portineria elegante, nobiliare, le piante, i tappeti, il profumo di gelsomino. Salgo, mi aprono la porta. Entro, sento subito voci inconfondibili: «Pronto buongiorno disturbo? Le volevo chiedere che tariffa…»

Vedo giovani, loro, io, questo secolo, il lavoro. Un massacro. Mi fanno qualche domanda senza nemmeno leggere il mio curriculum. Sorrido alle parole intorno alla remunerazione; mi ricordo che è ottobre il mese della rivoluzione, prendo le mie cose, scappo.

Sono di nuovo tra vie larghe e palazzoni. Qui è tutto bello. Come i palazzi bellissimi e modernissimi e i loro appartamenti da 300 metri quadrati con dentro ragazzi call center da 10 euro al giorno terrorizzati per la paura di perdere anche questo lavoro.

Il bello nasconde sempre qualche cosa. Ho fatto bene a studiare estetica all’Università.

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