L’impossibilità di studiare da fuoricorso. Potrei intitolare così il mio articolo ma sarebbe banale. Allora provo a rigirare la frittata e ritento: la difficoltà di sopravvivere a Palermo. Sì, perché amara e difficile è la vita di noi studenti che colpevolmente magari abbiamo un arretrato con gli esami universitari.

Io sono di Sciacca e qui non ci vivo male.

Il giorno studio, il pomeriggio mi barcameno da un lavoretto all’altro, la sera cerco di diluire il mio tempo libero con gli amici, per sopravvivere e per avere ancora la forza di guardare lontano. Perché, come diceva Isabella Wright, «l’importante è comunque stare sempre sopra qualcuno».

Oggi però le forze mi stanno abbandonando e mi sento confusa.

Mi chiedo se ce la farò, se tutto questo sforzo avrà il suo coronamento. In un mondo di raccomandati, di figli di qualcuno, come raccogliere la fiducia necessaria per andar avanti senza ascoltare le sirene che ti dicono «molla tutto», «lascia perdere»…

Mi domando se non sarebbe meglio aspirare a meno ma ottenere garanzie? Non sarebbe meglio, per dirla alla maniera di Orlowsky, «occuparsi di quel che resta dentro senza curarsi di quel che rimane escluso»?

Scusate lo sfogo.

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