I laureati negli atenei italiani nel 2012 hanno superato il numero delle matricole. Per la prima volta dal dopoguerra. Per una volta, dunque, si è data una forte stoccata ai competitor d’oltralpe raggiungendo un dato storico. Ma vediamo nello specifico, carte e tabelle alle mani. Nel 2011/2012, a fronte di 280.164 nuovi ingressi si sono registrati infatti 291.688 laureati, mentre nel 2010/2011 le matricole superavano ancora di seimila unità i laureati.

Ecco dunque sorgere il dubbio amletico. Atenei più efficienti o semplice calo degli immatricolati? Forse bisogna tenere in considerazione tutti e due gli effetti.

Perché se è vero che in cinque anni le immatricolazioni sono diminuite di 50mila unità è anche vero che i laureati – complice la riforma del 3+2 entrata in vigore nel 2000/2001 – in meno di tre lustri sono quasi raddoppiati.

Eppure il Belpaese resta in coda alla classifica internazionale per giovani laureati. Anzi, retrocede di qualche posizione rispetto al 2000.sorpasso. In Italia, la quota di trentenni o poco più in possesso di un diploma di laurea è del 21,7 per cento contro una media Ue a 28 paesi del 35,7 per cento. Nel 2012, secondo Eurostat, il nostro Paese occupava il penultimo posto, seguito soltanto dalla Turchia. Nel 2000, ci seguivano anche la Romania, il Portogallo, la repubblica Slovacca e Malta, che in pochi anni ci hanno di gran lunga superato.

Secondo Stefano Paleari, presidente della conferenza dei rettori, sono tre i fattori che hanno contribuito al sorpasso. La riforma del 3 più 2, il calo che ha interessato gli immatricolati negli ultimi anni e le politiche universitarie che hanno indotto gli studenti a laurearsi prima, evitando di sostare inutilmente all’università. «Penso — dice il presidente della Crui — alle politiche sulle contribuzioni: i fuori corso pagano tasse più alte di coloro che sono in regola. Occorre quindi avviare una riflessione di sistema per vedere quali sono i colli di bottiglia».

Ma gli studenti non ci stanno.«Il vero dato eclatante è il gigantesco crollo delle iscrizioni – ribatte Gianluca Scuccimarra, coordinatore dell’Unione degli universitari -, meno 20 per cento in dieci anni, che la dice lunga sulla fallimentare attuazione italiana del sistema 3+2 tanto più che nel conteggio di questi immatricolati non sono conteggiati i 100mila iscritti per la prima volta ai corsi di laurea magistrali biennali»

«Il giudizio politico – prosegue il giovane – sullo stato e la gestione dell’università italiana si può riassumere nel tasso di passaggio dalla scuola secondaria superiore all’università, che dal 66,3 per cento del 2007 è passato al 58,2 per cento del 2012: il vero volto di un paese che sta rinunciando a basare il proprio sviluppo sulla conoscenza e sull’innovazione».

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