In un periodo in cui si parla continuamente di mala sanità, di raggiri economici ai danni del paziente, di denunce, della difficoltà nel trovare un medico che sia disposto ad ascoltare il paziente in modo critico, senza tralasciare il contatto umano, forse sarebbe il caso di soffermarsi un secondo e chiedersi «cosa è oggi il medico?» e per trovare una risposta non si può fare altrimenti che chieder aiuto al passato.

Ippocrate diceva:

«Descrivere il passato, comprendere il presente, prevedere il futuro: questo è il compito. Tendere nelle malattie a due scopi, giovare o non esser di danno. L’arte ha tre momenti, la malattia , il malato e il medico. Il medico è ministro dell’arte: si opponga al male il malato insieme con il medico».

Il Medico nel passato era una figura altisonante a qualsiasi livello della società, un’autorità, un punto focale, un confidente, un amico…

Oggi questo ruolo si va sempre più dileguando lasciando spazio alla mera logica economica, alla fredda razionalità industriale, dove gli ospedali non sono luoghi di culto della medicina e del benessere psico-fisico, ma aziende ospedaliere, dove il paziente, non è più tale, ma un semplice cliente dell’Azienda e va considerato in quanto tale, un prodotto semilavorato.

Pseudo-Sorano:

«Vediamo ora che genere di persona deve essere il medico. Deve essere moderato nei costumi, modesto e con la giusta onesta. Non gli manchi la purezza, non sia superbo, ma curi ugualmente poveri e ricchi, servi e liberi. Una sola è infatti la medicina per tutti loro».

Non potrò mai scordare la mia prima lezione di Medicina, si stava per svolgere la prima lezione dell’anno accademico, il professore esordì chiedendo «Perché avete scelto medicina?» e da diversi punti dell’aula si senti rispondere«…per lo stipendio». Agghiacciante.

[T.9] Celso, La medicina, 3,4,10 e 5,26,1c-d (trad. U. Capitani):

«Coloro che sono schiavi del guadagno, poiché è maggiore se la clientela è più vasta, volentieri abbracciano quei precetti che non richiedono sollecitudine … E infatti facile fare il conto dei giorni caratterizzati dalla febbre e dagli accessi febbrili anche per coloro che raramente vedono il malato, mentre deve per forza accostarsi al malato colui che intende verificare l’unica cosa utile, cioeè quando il malato diventerà troppo debole, se non viene nutrito. […]».

Non si può negare che il medico sia ben retribuito per il servizio che presta alla società, ma il suo ruolo è molto più profondo, intrinseco nel significato stesso della parola “Aiuto”. Il medico è una delle professioni d’aiuto cardine della nostra società, un punto d’incontro tra tutte le problematiche che colpiscono tutte le classi sociali. Una grandissima responsabilità, un grande impegno innanzi alla propria realtà, che deve spingere il medico a fare del suo meglio, superandosi e migliorandosi continuamente nel tentativo di trovare una cura….

E non come dicevano Ficarra e Picone in un loro spettacolo:

«Il medico è un mestiere difficile sai? Perché il paziente non lo puoi curare altrimenti, non viene più, non lo puoi uccidere altrimenti è lo stesso…ma lo devi tenere lì lì, in fin di vita…».

E una risata amara prende il sopravvento.

Di nuovo Ippocrate:

«In primo luogo di fatto definirò ciò che ritengo essere la medicina: in prima approssimazione, liberare i malati dalle sofferenze e contenere la violenza delle malattie, e non curare chi è ormai sopraffatto dal male, sapendo che questo non può farlo la medicina. V’è e poi chi biasima la medicina per via di coloro che non voglion prendersi cura dei malati già vinti dal male,asserendo che essi si danno a curare proprio quei casi che di per se soli giungerebbero a guarigione, a quelli invece che richiedono un impegno grande non pongono mano, mentre invece, se davvero vi fosse l’arte, tutti ugualmente si dovrebbero curare».

La fretta, tempo, minuti, padroni del tempo del medico moderno… una cosa triste e sconsolata che si verifica spesso nei reparti, in cui si effettua ogni giorno il giro visite, ogni giorno si passa da un paziente-cliente all’altro, con la fretta di chi deve finire presto il suo lavoro, trascurando che non si hanno davanti meri pezzi di carne, ma esseri umani, bisognosi di un contatto, di una parola di conforto, a cui dobbiamo il massimo rispetto ed attenzione.

Ippocrate:

«Le malattie che le medicine non curano, le cura il ferro; quelle che il ferro non cura, le cura il fuoco; quelle che il fuoco non cura, queste bisogna ritenerle incurabili».

«Quando vede degli spettacoli orribili, quando tocca cose sgradevoli, consideri i mali altrui come motivo di tristezza personale».

Un tempo era importante l’Alleanza Medico-Paziente, una relazione basata sul rispetto reciproco, sul benessere, dal desiderio di crescere e sradicare i problemi e le malattie che affliggevano il povero mal capitato. Un rapporto in cui il paziente proferiva frasi quali «Sono nelle sue mani…», parole che caricavano di responsabilità e potere il medico, che si sobbarcava il carico della salute di quell’individuo che si stava totalmente rimettendo alle sue decisioni. Una fiducia cieca, assoluta.

Oggi quest’alleanza è rotta dalla disinformazione, da internet che fornisce l’illusione a tutti di comprendere sempre e comunque la medicina, di poter intervenire senza consultare un medico, dalla televisione che ha reso sempre più “onnipotente” la figura del chirurgo, del medico, demolendo l’immagine della morte della sofferenza, dell’errore e di conseguenza ha impossibilitato il medico dal compiere errori. Rendendolo invincibile, risolutivo come fosse una macchina e l’ignoto fosse stato tutto esplorato….

Ippocrate:

«La medicina di tutte le arti e la più preclara: ma per l’ignoranza di coloro che la praticano e di chi avventatamente li giudica, di gran lunga ormai da tutte le arti e stata lasciata indietro. Gli errori di costoro soprattutto mi sembrano aver questa causa: per la medicina sola nelle citta non viene stabilita pena alcuna, eccetto il disonore: e questo non ferisce certo chi ne e investito. Essi sono infatti assai simili ai personaggi muti che compaiono nelle tragedie: giacche al pari di quelli hanno aspetto e veste e maschera d’attore, ma attori non sono; e similmente i medici, di nome molti, ma di fatto ben pochi.[…]

Occorre che tanto si tributi all’arte medica, e che se ne acquisti profonda conoscenza, perché, andando di città in città, non solo a parole, am anche nei fatti si venga stimati medici. L’inesperienza invece, quale cattivo tesoro, quale cattivo patrimonio per chi la possiede, o desto o dormiente; nemica al coraggio e alla serenità, e nutrice di codardia e d’arroganza.[…]

Giacche la codardia significa impotenza, l’arroganza, sprovvedutezza. Due infatti le alternative, scienza e opinione, delle quali l’una genera il sapere, l’altra l’ignoranza».

Il medico ha il dovere di acquisire la padronanza della materia, di crescere con la stessa, mostrando con il suo operato le sue capacità e non decantandosi maestro di arti, questa è una cosa che nella nostra realtà è andata perduta per sostituirsi alla voglia di magnificenza, di protagonismo dell’uomo che ama far alimentare la sua fama ancor più che la sua conoscenza, permettendo così il decadimento della figura del medico, che perde quello stile, avvalorato dalle azioni, di capacità e competenza che deve caratterizzare la sua figura per poter infondere al paziente la fiducia necessaria ad affidarsi nelle mani del medico.

Celso:

«A proposito delle ferite il medico deve prima di tutto sapere quali sono inguaribili, quali difficili a curarsi, quali più agevolmente curabili. Infatti prudenza vuole in primo luogo non porre mano a curare chi non puo essere salvato, per non dare l’impressione di avere ucciso chi e vittima del proprio destino; poi, trattandosi di caso grave ma non assolutamente disperato, far presente ai parenti della persona che e in pericolo la precarieta della situazione, affinche, se l’arte dovra cedere al male, non si passi per ignoranti o per impostori. [1d] Ma se questo e l’atteggiamento che si conviene al medico prudente (prudenti viro), sarebbe da ciarlatani (histrionis) ingrandire una cosa da nulla per accrescere agli occhi degli altri il valore della propria prestazione. Ed e giusto impegnarsi con la promessa di una rapida soluzione, per essere anche piu attenti a evitare che un caso di modeste proporzioni divenga piu grave per trascuratezza della cura».

È importante essere chiari con il paziente, non alterare i fatti, esser sempre consapevoli di cosa ci si appresta a fare, senza dar spazio al disguido, al fraintendimento che andrebbe a distruggere quel rapporto di fiducia così importante, solo per paura della realtà, della presa di coscienza dei limiti dell’arte che si ha in mano o ancor peggio, alimentare lo sconforto per poi rendersi più grandi alla risoluzione di semplici problemi.

Pseudo-Sorano:

«Quanto alle case in cui entra, vi entri rivolgendo lo sguardo solamente alla cura di chi sta male. Si ricordi
precisamente del Giuramento di Ippocrate, che gli ordina di astenersi da ogni colpa, e in particolare dal atti sessuali e corrotti. Ciò che si fa o si dice in queste case, lo consideri alla stregua dei misteri, che si debbono mantenere segreti. …
Abbia dita fini ed eleganti, per risultare lieve a tutti, e perché il suo tocco sia più delicato. Questi consigli infatti li diede Ippocrate stesso. Egli non sia meno piacevole nella conversazione, non ignori la filosofia. Sia di costumi moderati, in modo da potere il piu possibile essere vicino alla perfezione dell’arte e alla bontà di costumi. …”

La fiducia del paziente nei confronti del medico deve essere avvalorata da un atteggiamento degno di tale responsabilità. Ci vengono aperte le porte fisiche e morali delle vite con cui entriamo in contatto, un potere che richiede un grande senso di responsabilità, di rispetto e osservanza delle persone che abbiamo davanti.
Un medico non può limitarsi a ‘palpare’ ed oscultare il paziente, deve parlarci, discuterci, costruendo quel rapporto di reciproca fiducia che permetta al paziente di sentirsi con un amico, che gli permetta di parlare e che gli dia la sicurezza di essere ascoltato e compreso.

C’è la reale necessità di riscoprire il contatto umano, di far capire alla gente che si è lì per loro, per aiutarli e guidarli nella guarigione tenendoli per mano, verso una strada che porta alla crescita reciproca, in cui il medico apprende, dal paziente e spesso dalla sua sofferenza, rafforzando la sua preparazione ed il suo senso del dovere, e il paziente a sua volta trae giovamento da questo miglioramento continuo che il medico esegue su se stesso, scoprendo i propri limiti ed i propri punti di forza.

È emblematico il quadro di Filde (Tate Gallery) intitolato Il medico, in cui si vede una scena con un medico che osserva, silenzioso e apprensivo, il decorso di una malattia ( in questo caso una polmonite) che porterà sicuramente alla morte della bambina nelle prossime ore, ma nonostante ciò rimane accanto al letto della bimba, scrutandola alla ricerca di una soluzione e mostrando, nello stesso tempo, al padre ed alla madre, sullo sfondo del quadro in penombra, che lui è lì per loro, condividendo la complessità e la difficoltà del momento alla ricerca di una soluzione….

Il medico dovrebbe imparare nuovamente ad accostare l’orecchio al paziente, e il paziente tender la mano al medico sancendo nuovamente quell’alleanza che purtroppo con il passare del tempo si dilegua sempre più. Onorando e seguendo quei medici che ancora la rispettano.

Ippocrate stesso dice:

«I molti si dice che siano medici, ma non lo sono nei fatti».

A proposito dell'autore

Zico (per gli amici) è nato nell'86 e vive a Palermo. Il sociale riempie la sua vita da sempre: scout, associazionismo, clowntherapy e qualsiasi attività che si possa fare "insieme". Sviluppa ottime competenze nelle relazioni pubbliche e nella costruzione di network analogici e digitali. Prosegue il suo percorso nella Medicina per comprendere meglio l'essere umano e le sue relazioni, dopo un passato nel mondo del web e dell'informatica presso l'I.T.I. Volta. Ha rivestito diversi ruoli di rappresentanza istituzionale (mantenendosi sempre lontano dalle ideologie partitiche di destra o sinistra), presidenza e coordinamento in ambiti associazionistici come la clowntherpay, la pedagogia medica e in diverse attività imprenditoriali e sociali creando momenti di collaborazione e laboratori per nuove progettualità. Adesso il suo obiettivo è costruire reti e idee imprenditoriali di valore tramite la condivisione di ideali e progetti. Ha una ottima flessibilità e dinamicità, orientata al raggiungimento degli obiettivi attraverso un lavoro di squadra basato sulle competenze e la risoluzione dei problemi, senza dimenticare il benessere della squadra stessa. Sfruttando la sua esplosività con una buona dose di empatia e impertinenza.

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1 risposta

  1. Roberto

    Mi è capitato sulla mia pelle. Speriamo le nuove generazioni siano più ispirate.

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