Esci di casa e, in preda a una crisi isterica, ti dirigi verso il tuo amaro destino. L’attesa durante il tragitto e nelle ore o minuti che precedono l’esame è frenetica, snervante. Professore… assistente… professore… assistente… sembra un incontro di tennis al rallentatore dove, purtroppo, non è dato sapere in anticipo chi vincerà. Cominciano a sudare le mani, a tremare le gambe, a battere più forte il cuore … tutto condito dal dubbio ancestrale: sarà più buono l’uno o quell’altro?

Negli esami, si sa, la fortuna ha un peso di non poco conto e l’esaminatore assume il ruolo principale in questa “lotta” bendata. Se da una parte c’è chi pensa che gli assistenti, essendo giovani, tendenzialmente danno una mano ai loro coetanei dei quali conoscono problematiche e vicissitudini, sono in tanti a vedere la questione da un altro punto di vista con l’assistente che, proprio in virtù della giovane età, vede nello studente un possibile rivale nel lavoro, nella vita … che quindi va eliminato.

Invece che di “complesso di Edipo” o “complesso di Elettra”, dunque, si tratta di un vero e proprio “complesso di Caino”. Gli assistenti spesso sono terrorizzati dagli studenti, perché esiste l’effettiva possibilità che qualcuno di essi possa saperne più di loro e li metta in situazioni compromettenti. Per questo, nella loro agitazione, durante l’esame tendono ad essere eccessivamente tolleranti per ingraziarseli o terribilmente severi per farsi rispettare, a seconda della sessione …

E voi che ne pensate?

1 risposta

  1. LaVale

    Salve a tutti io sono un’assistente di un Prof. ad Unipa ormai da 2 anni e credo di essere buona, molto buona….certe volte anche troppo, ma cerco di mettermi sempre dalla parte degli studenti e di agire sempre per il bene di questi ultimi. Sarà anche una deformazione professionale data dalla materia che insegno ma io credo che la rivalsa di problematiche personali, quali anche complessi di inferiorità, sugli studenti sia davvero una cattiva abitudine purtroppo ben radicata nei contesti universitari.

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