Dopo la fiducia ottenuta al Senato e alla Camera, il governo di Matteo Renzi è ufficialmente al lavoro ed è lunghissima la “to do list” del Premier e dei ministri. Tra i punti c’è naturalmente anche l’Università da troppo tempo in difficoltà.

Lo sanno benissimo i rettori che hanno inviato il 20 febbraio scorso una lettera al nuovo presidente del Consiglio, segnalando quattro azioni «non più rinviabili e che costituiscono delle vere e proprie emergenze».

In primis, il CRUI ha segnalato al Premier il grave problema della fuga dei ricercatori. Negli ultimi cinque anni, infatti, le università italiane ne hanno persi ben 10mila, rimasti fuori per il blocco del turn over. Per contrastare questo fenomeno, secondo i rettori, serve un Piano straordinario per i giovani migliori, per dare loro «un’opportunità». Il rischio? «Altrimenti serviranno altri Paesi».

Il secondo punto riguarda il diritto allo studio. Un giovane italiano su quattro non ha la possibilità di andare all’Università. Per questo, i rettori chiedono che sia ripristinato il diritto allo studio sancito dall’articolo 34 della Costituzione.

Terzo aspetto, poi, concerne la necessità che si rafforzi il legame tra l’Università e le Imprese, magari ponendo in essere azioni di defiscalizzazione che incentivino questo rapporto. In caso contrario, «il Paese non cresce».

Infine, bisogna semplificare. Dice la CRUI: «Siamo travolti da un delirio normativo senza logica che impedisce ogni movimento e una nuova progettualità. Occorre semplificare e dare più libertà alle Università di competere, ovviamente nel rispetto rigoroso della sostenibilità finanziaria e della ricca e differenziata identità e pluralità scientifica e culturale degli Atenei del nostro Paese».

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