La nobile arte della mattanza ha rappresentato per secoli una delle forme principali di sostentamento delle comunità mediterranee. La strategia di questa antica tecnica di caccia si basa su un presupposto fondamentale, che la preda non deve mai accorgersi di essere incastrata in maglie via via più strette di un sistema di reti lungo svariati chilometri.

La preda si accorge troppo tardi di essere in trappola ed ecco che si trova all’interno di quella che è chiamata “la camera della morte”, non c’è via d’uscita, si striscia, ci si dibatte, si “urla”, ma ormai le maglie sono troppo strette e non c’è via di scampo. Il Raisi a questo punto coordinando l’azione dei suoi compagni da il via all’azione vera e propria tirando sulle chiatte i malcapitati tonni.

Mi pare che questa drammatica immagine, che un po’ tutti abbiamo in mente, possa offrire un affresco della situazione della rappresentanza studentesca in questo frangente.

Comunicati denigratori, guerre tra associazioni e lotte intestine, contrapposizioni frontali fra associazioni che dovrebbero perseguire gli stessi interessi di una delle parti che compongono l’organismo ateneo, gli studenti.

Credo esista all’interno di tutto il panorama politico studentesco una sorta di coazione a ripetere la bagarre tipica della vituperata politica “dei grandi”. Si cerca così di trovare delle categorie dicotomiche, come il bene ed il male, il nuovo ed il vecchio, entro il quale trincerarsi, facendo apparire l’altro come il più assoluto dei mali, il nemico da combattere, quando in realtà le lotte sono, o meglio dovrebbero essere comuni, poiché comune è il gruppo da tutelare e difendere nelle sedi opportune, quello studentesco appunto.

Azioni come l’introduzione dall’alto di nuove forme di organizzazione interna delle strutture dell’ateneo che hanno portato all’introduzione delle cosiddette “scuole” in sostituzione delle vecchie “facoltà” accentuando ancor di più il processo di spersonalizzazione e burocratizzazione del governo dell’università, non sono state supportate adeguatamente da un ampio dibattito interno alla comunità che deve essere rappresentata, tanto è vero che la stragrande maggioranza degli studenti non è a conoscenza dell’avvenuto mutamento istituzionale.

Si continua intanto a dibattere, bisticciare, lanciare stoccate reciproche, cercando di accaparrarsi il merito di questo o di quel provvedimento, quando in realtà si dovrebbe tenere a mente che l’obiettivo principale dovrebbe essere quello di portare la voce di uno degli attori delle vicende interne all’ateneo nelle sedi opportune e difenderlo dagli interessi di altri attori.

Infine, credo che la situazione non sia arrivata sul punto di non ritorno, non ci troviamo all’interno della camera della morte, dove si cerca disperatamente spazio dove questo tende via via a mancare sempre più, causando la tipica drammaticità della scena. Auspico, perciò, un mutamento di rotta, che a dire il vero emerge in alcuni protagonisti almeno potenzialmente, per poi sprofondare nell’abisso della contrapposizione, al fine di non entrare nell’ultima camera e tornare in mare aperto, dove lo spazio d’azione sia disponibile per tutti e ci si possa raggruppare per difendersi dai predatori.

Che in mare aperto, si sa, sono numerosissimi.

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