Dal primo marzo, un gruppo di studenti di Unipa si trova in Tunisia per svolgere un semestre presso l’Università El Manar di Tunisi nell’ambito di un programma per il doppio titolo di laurea. Si tratta di un piano integrato di studio “che permette agli studenti di svolgere una parte della loro carriera universitaria presso l’Università degli Studi di Palermo ed una parte all’estero presso l’Università partner, ottenendo alla fine del percorso il rilascio del titolo di studio sia italiano sia straniero”, come si legge nelle linee guida redatte dalla Segreteria tecnica del Rettore.

Quest’anno, per la prima volta, l’ormai ex Facoltà di Scienze della Formazione ha attivato questo programma per gli studenti dei corsi di Laurea magistrale in Cooperazione e Sviluppo (LM 81) e Teorie della Comunicazione (LM92) per poter frequentare, rispettivamente, il Master in English and International Relations e il Master en Traduction Professionnelle. Requisiti per l’ammissione, avere inserito nel piano di studi almeno un esame di Lingua Araba e avere una conoscenza della lingua inglese (per la LM81) e francese (per la LM92) almeno di livello B2.

E così anche io ho deciso di prendere parte a questa iniziativa. In sei, cinque della LM81 e una della LM92, siamo stati selezionati e, insieme ai referenti del programma di mobilità, abbiamo compilato il Learning Agreement indicando le materie che desideravamo sostenere a Tunisi. Tutti noi abbiamo deciso di svolgere qui il tirocinio formativo previsto dal nostro piano di studi e siamo in attesa della destinazione.

Inoltre, seguiamo le lezioni scelte presso l’Institut Supérieur des Sciences Humaines de Tunis, e a breve inizieremo un corso di arabo tunisino presso l’Institut Bourguiba des Langues Vivantes, un’istituzione universitaria che fornisce durante tutto l’anno corsi di lingua, non soltanto araba, anche in formula intensiva. La nostra “avventura” procede benissimo. Abbiamo la possibilità di parlare quattro lingue ogni giorno, seguendo le lezioni in inglese o in francese, parlando tra di noi in italiano, e cercando di imparare l’arabo tunisino dai nostri colleghi. Noi ragazze viviamo in un foyer privato nel quartiere El Bardo, mentre l’unico ragazzo vive in un altro foyer in centro.

Ci ritroviamo a vivere questa meravigliosa esperienza in un Paese in fermento, in cui la “Primavera” è ancora in corso, in cui ogni persona, dopo anni di silenzi, ha voglia di parlare, di spiegare, di giudicare. Un Paese in cui, come dice una nostra coinquilina, le donne “si coprono i capelli, ma non la mente”. Un Paese in cui il tempo è scandito dalla voce dell’Imam che, grazie agli altoparlanti presenti in tutta la città, chiama i fedeli alla preghiera cinque volte al giorno. Un Paese che i nostri “cugini” tunisini cercano di farci amare ogni giorno con la loro ospitalità. Un Paese così vicino, così uguale e allo stesso tempo così diverso. Un Paese che vivremo e scopriremo in questi mesi.

Ci sentiamo di consigliare a chiunque ne abbia la possibilità di prendere parte a progetti di questo tipo, per vivere a 360 gradi un Paese “lontano” dalla nostra Europa, per immergersi completamente in un mondo nuovo, per aprire la nostra mente perché, ci ricorda Proust,«le véritable voyage de découverte ne consiste pas à chercher de nouveaux paysages, mais à avoir de nouveaux yeux».

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