«Adesso mi collego 10 minuti su Facebook… poi studio».

Scagli la prima pietra chi, appena arrivato a casa dopo ore di lezione, trovandosi davanti, quasi ad incrociare i propri passi, un allettante schermo o, ancora, avendo tra le mani uno smartphone o un tablet di ultima generazione, non ha mai pronunciato queste fatidiche parole.

Già…

E nell’attesa, tra “controllini” di rito agli status altrui e ai messaggi privati, novelli Sherlock Holmes che indagano le bacheche e like del fidanzato/a o di quell’amico/a “particolare”, conversazioni strampalate o serie e – per finire – una piccola “distrazione” tra i vari giochini del famoso social network. passano minuti, ore, giorni, settimane senza praticamente aprire libro.

Tanto che si arriva alla temuta notte pre-giorno-del-giudizio-universale totalmente impreparati, con zero nozioni sulle spalle.

Al loro posto solo emoticon e frasi d’arte, “rubate” qui e lì sul mondo online e “riproposte” come proprie, linde e pulite come il sederino di un neonato.

E così il diktat diventa un altro, cambia radicalmente e il cervello ripete incessantemente una sola frase: «Domani mi cancello da Facebook».

E una domanda, allora, sorge spontanea: «L’idea di Mark Zuckerberg quando ha inventato Facebook era in realtà quella di distruggere l’università?»

Avoi l’ardua sentenza, universitari italiani Facebook addicted!

2 Risposte

  1. rita

    Invece facebook mi ha dato la possibilità di aprirmi al confronto ed in forma gratuita con altri studenti di tutta italia.
    Ho potuto così constatare la differenza che esiste tra il modus vivendi di molti di noi qui a palermo e altre sedi del nord.
    Da lì ho deciso di studiare…….. di più… indipendentemente da tutti

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  2. rita

    Grazie a facebook sono collegata alle pagine delle università più prestigiose e serie del pianeta, alle riviste scientifiche più professionali di tutte le scienze sparse per il globo, al confronto con i migliori studiosi del pianeta.
    Tutto in modo gratuito. Spendo tempo, molto tempo, ritardo il conseguimento del titolo formale di laurea.
    Tuttavia, molti miei colleghi lavorano come cassieri, cioè hanno una laurea per fare una mansione che in verità possono svolgere anche persone con la terza media.
    Confrontandomi con gli articolisti degli altri paesi con una facilità sconcertante, vivo ancora di più la differenza che passa tra la mancanza di disciplina, serietà, senso del dovere di noi studenti palermitani, e il contesto dove non è presente la mafia, la massoneria deviata, il sistema criminale di cooptazione per fare carriera propria del sistema economico, politico attuale. Grazie a faceboo studio con un confronto con un mondo che non posso avere a Palermo. Grazie a facebook ho accesso ai notiziari del mondo in molte lingue, posso chiedere opinioni a persone di tutto il mondo in modo istantaneo e nel frattempo sbircio in giro. Il prblema dei pessimi risultati universitari sono: demotivazione per la monnezza unama incontrata nel mondo reale, il teppismo e l’ambizione sfrenata e corrotta che ho visto e vissuto andando a studiare in loco. Testimonianza pesante, di cose assurde e anche a rischio, visto i personaggi. Altro che connessione fb

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