«Studiamo in un cantiere aperto, i nostri diritti sono negati».

È questo l’urlo degli studenti di Scienze Politiche, circa un centinaio, che da settembre scorso – causa il cedimento di parte del solaio del Collegio San Rocco che ospita la facoltà – sono costretti a studiare tra ponteggi montati, impalcature, polvere e rumori assordanti. I ragazzi dei corsi triennali sono stati trasferiti immediatamente, sballottati tra gli edifici di viale delle Scienze. I posti, però, non ci sono per tutti e così ragazzi e ragazze frequentanti i corsi di laurea specialistica sono rimasti lì, tra quelle mura, nel primo piano dello stesso edificio.

«La situazione è paradossale – spiega Alberto Di Benedetto, dell’associazione studentesca Alternativa Universitaria -. Concentrarsi diventa impossibile con tutto questo caos. E dire che paghiamo le stesse tasse dei colleghi delle altre facoltà. Vogliamo che vengano garantiti gli stessi diritti ed un ambiente di studio ottimale, viceversa, non capiamo perché dobbiamo continuare a versare la stessa cifra».

Chiedono, dunque, lo stesso “trattamento” da parte dell’Ateneo, chiedono che non venga fatta alcuna distinzione tra studenti “di serie A e di serie B”.

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