«La condanna di oggi (n.d.r. ieri) arriva al termine dell’inchiesta che l’Università di Palermo ha innescato, segnalando alla Procura le irregolarità riscontrate in alcune carriere degli studenti». È così che il rettore Roberto Lagalla commenta la notizia della denuncia di otto persone accusate di aver truccato gli esami presso l’ateneo palermitano.

Si tratta di studenti ed ex dipendenti della Cittadella universitaria. Tra questi anche Paola Adriana Cardella, ex responsabile della segreteria della Facoltà di Economia, condannata a cinque anni di reclusione per avere caricato sul sistema dell’università 71 esami che non sarebbero stati mai sostenuti.

L’inchiesta era iniziata nel 2010 e oggi ha portato a otto condanne, sei delle quali con patteggiamento, ad opera del giudice per l’udienza preliminare Nicola Aiello. Alcuni studenti si sarebbero persino laureati grazie alle false attestazioni.

Due studenti, Francesco Mattina e Claudia Vitello, hanno chiesto il rito abbreviato. Il primo è stato condannato a un anno, la seconda è stata assolta. Sei studenti hanno invece patteggiato, con pene da sette mesi a due anni. Sono Francesco Giaconia, Marilena Tusa, Francesco Pirrone, Davide Di Salvo, Giuseppe Lo Buono e Gioacchino Maria Di Franco. Il giudice ha rinviato a giudizio altre quindici persone.

«Quando mi sono insediato – ricorda Lagalla – ho disposto infatti che la verifica delle carriere universitarie fosse verificata anche manualmente, verbale per verbale d’esame, e non attraverso riscontri telematici. Lì sono emerse le incongruenze che abbiamo segnalato e che hanno determinato, da parte nostra, l’avvio di procedimenti disciplinari che hanno portato a licenziamenti e sospensioni, e la nostra costituzione di parte civile al processo. Con le procedure attuali, non ci sono spiragli per tentativi di frode».

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