Avevano assicurato che non ci sarebbero stati tagli lineari, avevano promesso di mettere al centro e attenzionare, in modo particolare, la scuola e il sapere, avevano tranquillizzato i più e generato un entusiasmo contagioso. Poi la stoccata. Una bozza del Decreto legge varato in Consiglio dei ministri, circolante tra i rettori della Conferenza delle Università, al comma 6 articolo 50, presenta una novità non piacevole per l’università italiana: una sottrazione di 30 milioni di euro al Fondo di Finanziamento ordinario delle università per l’anno corrente (oggi ammonta a 7 miliardi di euro), destinata a salire a 45 milioni dal 2015 e per ogni anno successivo.

Tagli importanti per un’istituzione, l’università italiana, già in pesante crisi e che si preannunciano come chiaramente lineari e strutturali. Il governo Renzi, dunque, a parole sembra avere fallito. La Conferenza dei rettori vuole fermare la conversione in legge di questo passaggio del decreto, del comma ritenuto sotto accusa, ma per ora tace, preferisce non esporsi. Non si può dire lo stesso, invece, degli studenti che hanno annunciato una battaglia agguerrita. In particolare quelli della Link, che attraverso il loro coordinamento dichiarano battaglia aperta alla norma contenuta nel comma e annunciano, se necessario, una mobilitazione e una protesta generale.

«I numeri prospettati nel decreto legge sulla spending review – dichiara il portavoce Alberto Campailla – parlano della chiara volontà politica di affossare definitivamente il sistema dell’università e della ricerca pubblica, in perfetta continuità con il piano di smantellamento avviato da Berlusconi e proseguito con Monti e Letta. Il rilancio del sistema della formazione e della ricerca pubblica è l’unica strategia credibile e di lungo periodo per l’uscita dall’emergenza, le affermazioni rassicuranti del ministro Giannini sono state fin qui tragicomiche».

La sfida sembra essere appena cominciata e si preannuncia infuocata.

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