Il sole che distribuisce timidamente i suoi raggi sul volto, sui capelli, sugli occhi. Il profumo degli alberi in fiore, l’aria pulita, verde tutto intorno. Non c’è che dire: il parco sembra essere una delle mete preferite degli studenti durante la stagione primaverile.

La sessione di giugno è alle porte e così sono in tanti coloro che, dovendo passare ore su libri e appunti, apprendere nozioni fondamentali in poco più di un mese, stilare mappe, dividere i concetti fondamentali da quelli superflui, abbozzare schemi, preferiscono trascorrere le loro intense giornate all’aria aperta. Luoghi tranquilli, sereni, polmoni d’ossigeno in mezzo al caos cittadino che aiutano la mente a distendersi e e la preparano all’apprendimento.

Grazie alla sua posizione estremamente favorevole, protetta da una cinta di monti alle spalle e mitigata dalla brezza del mare davanti, Palermo è sempre stata una città giardino.

Una condizione ideale per i giovani accademici che proprio in questi giorni d’inizio maggio raggiungono le aree verdi per immergersi nelle proprie letture personali o nei propri studi.

C’è Villa Trabia, il giardino di via Salinas munito di statue e fontane artistiche; c’è Villa Giulia – all’incrocio tra via Lincoln e il Foro Italico – aperta dall’alba al tramonto (8-20); c’è il Giardino Inglese nella signorile via Libertà; c’è il Parco Uditore, sito nell’omonimo quartiere preso d’assalto ogni giorno da grandi e piccini e c’è – o meglio c’era fino a qualche settimana fa – l’immenso polmone verde di via Ernesto Basile, il Parco Ninni Cassarà, chiuso al momento per la “accertata presenza di amianto”.

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