Un gruppo di ricerca composto da medici dell’Azienda Ospedaliera-Universitaria Policlinico “Paolo Giaccone” e da ricercatori della Scuola di Medicina della nostra Università, coordinato dal prof. Calogero Caruso, ordinario di Patologia generale, ha condotto uno studio genetico, appena pubblicato sul Journal of Infectious Diseases, che ha dimostrato come la presentazione clinica dell’infezione primaria dal Citomegalovirus (CMV), un virus appartenente alla famiglia dei virus erpetici, nell’ospite immunocompetente sia influenzata da un particolare profilo di geni correlati alla risposta immunitaria. Clinicamente l’infezione primaria da CMV è generalmente asintomatica nell’ospite immunocompetente, ma una minoranza di soggetti (<10%) presenta sintomi della infezione, come malessere, febbre, sudorazione ed alterazione della funzione epatica normale.

Lo studio, condotto dal dott. Danilo Di Bona, dirigente medico dell’UO di Medicina Trasfusionale, diretta dal prof. Caruso, ha dimostrato che una famiglia di recettori di superficie delle cellule Natural Killer (NK), denominati Killer Immunoglobulin-like Receptors (KIR) insieme con i loro controrecettori (HLA) espressi sulle cellule infettate dal virus modificano la suscettibilità individuale all’infezione da CMV. Infatti, i soggetti privi di recettori KIR a funzione attivatoria (Aplotipo A) o che, pur avendo recettori attivatori (Aplotipo B), esprimono uno specifico recettore KIR a funzione inibitoria (KIR3DL1), in presenza dello specifico contro-recettore nell’ambito del sistema HLA (HLA-Bw4T), tendono a sviluppare una malattia acuta sintomatica in seguito all’infezione primaria da CMV.

Viceversa, in quei soggetti che esprimono i recettori attivatori (Aplotipo B) e che non esprimono il suddetto recettore inibitorio (KIR3DL1) o non possono attivarlo (perché non esprimono il contro recettore specifico, HLA-Bw4T), che rappresentano la maggior parte della popolazione generale, l’infezione primaria da CMV dà luogo ad una malattia che decorre in maniera asintomatica.

Lo studio suggerisce, dunque, che l’efficienza della risposta immunitaria nei confronti del CMV, che risulta geneticamente determinata, è condizionata, nelle prime fasi dell’infezione, dal ruolo delle cellule dell’immunità innata (NK). Considerando i profondi effetti dell’infezione da CMV sulla salute e sulla qualità della vita degli individui immunocompromessi, dei pazienti con comorbidità, dei bambini e degli anziani ed anche la sua importanza nel determinare l’immunosenescenza, identificare i meccanismi responsabili del controllo genetico del CMV può fornire importanti informazioni sul funzionamento delle cellule NK nel contesto dell’infezione, con possibili importanti ricadute cliniche, in particolare in campo trasfusionale-trapiantologico ed in campo gerontologico-geriatrico.

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