Nell’ultimo articolo scritto avevo promesso che avrei successivamente trattato della differenza tra “persona” e “individuo”; lo farò, ma non oggi, non in quest’articolo; non credo me ne voglia il lettore del blog, ma ho deciso di affrontare una questione che in questa settimana non potrà non essere trattata. Venerdì prossimo sarà, infatti, il 23/05 e ricorrerà il 22° anniversario della strage di Capaci.

Le mie parole però non vogliono essere un resoconto di quella giornata o un’analisi storica di ciò che avvenne, il discorso non potrebbe rientrare all’interno di un articolo, sarebbe troppo lungo e troppo complesso; il mio obiettivo vuole riguardare uno senario diverso, ossia quello della memoria e della necessità che essa venga coltivata specialmente ai nostri giorni . Chi oggi ha la mia età ha un “dovere etico” da rispettare e su cui non può transigere: noi abbiamo il dovere di ricordare e fare ricordare ai nostri giovani cosa avvenne quel 23/05/1992. Chi oggi ha infatti 18, 20, o anche 22 anni, nel ’92 non era ancora nato e chi comunque è anche un po’ più grande , nel ’92 era troppo piccolo per potere direttamente ricordare cosa avvenne.

Chi invece ha la mia età, non solo ricorda, ma non può neanche dimenticare cosa stesse facendo in quel preciso istante in cui venne a conoscenza di ciò che era successo sull’autostrada Palermo – Trapani all’altezza dello svincolo di Capaci.

A proposito della Shoah Primo Levi era solito dire che «chi non conosce il proprio passato è destinato a riviverlo» e io credo che quel monito possa valere anche per noi e per quel che è successo in quegli anni o ancora più in generale per quel che è successo con tutte le vittime di mafia. «Conoscere è ricordare» e noi abbiamo il dovere di ricordare per potere realmente conoscere ciò che è stato. Conoscere, ricordare sono “doveri etici” da perseguire, perché è solo attraverso essi che si può evitare che la storia, drammaticamente, possa ripetersi.

I ragazzi di oggi non devono pensare che ciò che fu non possa ripresentarsi anche perché devono imparare a cogliere alcuni elementi che altrimenti passerebbero quasi inosservati. I nostri giovani devono essere educati alla memoria, devono sapere che quel 23/05/1992 ben 600Kg di tritolo fecero esplodere letteralmente in aria un’autostrada e devono sapere che in quel vile attentato morirono persone che in un modo o in un altro, con diversi compiti, rappresentavano tutte la legalità, lo stato e la lotta alla mafia; in quell’attentato morirono il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo, e i tre ragazzi della scorta che viaggiavano sulla prima blindata, quella che fa da apri pista, quella che non fu trovata sul luogo dell’attentato perché aveva ricevuto in pieno tutta la forza della deflagrazione e che per questi motivi era stata ritrovata non subito ma un po’ dopo, in un oliveto, un giardino privato a circa 300 metri di distanza dal luogo dell’attentato e dal lato opposto della corsia su cui viaggiava.

Anche i loro nomi devono essere ricordati e scolpiti nei nostri cuori insieme a quelli di tutti gli altri, si chiamavano Antonio Montinaro, il caposcorta, Vito Schifani e Rocco Di Cillo , erano ragazzi dell’età media di 25 anni, ragazzi con affetti, famiglie e figli che ancora oggi piangono la perdita dei loro cari. Noi siamo “obbligati” a ricordare tutto ciò, siamo “obbligati” a fare tesoro del loro insegnamento ma soprattutto siamo “obbligati” a far sì che quel sangue innocente versato faccia germogliare, ancora oggi, a distanza di 22 anni nuovi frutti. Siamo “obbligati” si, abbiamo un obbligo morale sia nei loro confronti che nei confronti di noi stessi e delle nostre coscienze.

Combattere la mafia, significa anche questo, fare legalità significa anche ricordare e coltivare la memoria, lottare contro la mafia significa promuovere la cultura, quella cultura della legalità e del ricordo, che è capace di offrire modelli positivi, sani della nostra città e della nostra società, modelli da imitare, da seguire, da ammirare ed amare. Fare cultura “è” fare antimafia, i mafiosi sono allergici alla cultura perché attraverso questa si creano coscienze libere, pensiero critico, paladini della legalità e della giustizia.

È dunque sulla base di ciò che invito tutti il 23/05 a pregare e ricordare attivamente i “nostri” morti.

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