Il mestiere del futuro? Non è il medico e neppure l’architetto. No, non si tratta dell’avvocato o dell’economista di turno. Il settore che, al momento, sembra avere più fortuna e lascia presagire una prosecuzione rosea è quello agricolo.

In un sondaggio effettuato dalla Coldiretti (Confederazione Nazionale Coltivatori Diretti), che vede come periodo di riferimento l’anno 2012/2013, si informa che le iscrizioni all’Università sono calate del 12,5 percento mentre – udite udite – sono aumentate del 45 percento le immatricolazioni alla Facoltà di Agraria – anche tra i sentieri dell’Università degli Studi di Palermo, va ricordato, è presente tale facoltà – del 29 percento agli istituti professionali agricoli, del 13 percento agli istituti tecnici di agraria.

È un cambio di prospettiva epocale, una rivoluzione culturale. Quando sta ormai crollando la convinzione che una laurea in Medicina, Lettere o Lingue possa promettere un’occupazione, una delle alternative migliori è quella dei campi.

Con l’arrivo della bella stagione saranno almeno duecentomila i giovani impegnati nelle campagne per la raccolta di frutta e ortaggi fino alla conclusione della stagione estiva, ovvero la vendemmia di settembre.

La stima è del 68 percento. In altri termini due giovani su tre sono disposti a un’esperienza di lavoro nei campi.

«In agricoltura il lavoro c’è sia per chi vuole seriamente intraprendere con iniziative innovative – puntualizza il presidente della Coldiretti, Sergio Marini – sia per chi chiede possibilità di occupazione. Non si tratta di un fatto marginale, ma di una opportunità, per molti disoccupati, immigrati, donne e giovani, che è in grado di garantire valore economico, ambientale e di sicurezza alimentare all’intera società».

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