È arrivato il mese di giugno e da insegnante di Liceo, comincio ormai a percepire la tensione dei miei studenti nei confronti di quella maturità che sembrava tanto lontana e che ormai è davvero dietro l’angolo. Tra qualche mese i fanciulli che si diplomeranno, si ritroveranno proiettati in un mondo “altro”, quello universitario, all’interno del quale innanzitutto, dovranno fare i conti con la loro capacità di auto organizzarsi e rintracciare da soli ciò che gli serve.

Quando si va a scuola, al liceo, o in qualunque altra scuola superiore, si è seguiti e per quanto possa sembrare strano sentirlo dire, si è quasi “coccolati”; le informazioni passano tramite circolari, i genitori vengono costantemente informati delle attività svolte in classe e poi ci sono le interrogazioni, le fatidiche interrogazioni, che nel bene o nel male, coinvolgono indiscriminatamente tutti.

Appena arrivati all’università sì, ci sono le circolari, ma bisogna andarsele a cercare, le famiglie sono ormai fuori dai giochi e gli esami, fissati a monte, non costringono nessuno per essere sostenuti, tutto è a discrezione degli studenti.

Volendo utilizzare una metafora, potremmo dire che la scuola superiore è una sorta di piccola città ben ordinata, in cui le strade sono ben visibili e con tutte le indicazioni che occorrono (certo qualche volta può succedere che ci sia qualche eccezione, ma del resto è proprio l’eccezione che conferma la regola), mentre l’università è una sorta di megalopoli primordiale, in cui le strade sono grandi ma nascoste, “mimetizzare”, poco visibili; indicazioni non ce ne stanno tante e quelle poche spesso sono offuscate da cantieri per lavori in corso o da alberi piantati dinnanzi.

Il paradosso consiste nel fatto che per i ragazzi, contrariamente a ciò che loro stessi pensano (credono di piombare nel mondo della “libertà”, in cui non saranno più assillati da insegnanti e genitori) questa mancanza di indicazioni, informazioni di pronto utilizzo potrebbe rivelarsi letale; chi non riesce ad entrare nell’arcano meccanismo universitario e ad orientarsi nella megalopoli, rischia di rimanerne schiacciato senza rendersene conto. Occorre un buon spirito di iniziativa e di certo non rimanere a guardare ciò che avviene come “coloro che sono sospesi” perché altrimenti si rischia di rimanere indietro.

Rivolgo a tutti i futuri studenti universitari un grosso in bocca al lupo, invitandoli a vivere gli anni universitari nella consapevolezza che potranno essere, se ben affrontati, anni altrettanto formativi e fondamentali come quelli di Liceo, con la differenza però cari giovani, che questa volta, il volante della vostra vita sarà pienamente nelle vostre mani e dovrete dunque voi decidere le strade e i ritmi da seguire; vi auguro che la strada che comunque intraprenderete vi porterà verso mete a voi compiacenti e che soprattutto vi soddisfino come “persone” …

Ad maiora semper.

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