Nelle poche ore che sono passate da quando sono stati pubblicati i risultati della ricerca del Sole 24 ore, i commenti sull’indagine sono stati tanti e variegati.

C’è chi giudica scriteriata l’indagine del quotidiano, giustificando l’imparagonabile situazione di un ateneo meridionale come il nostro e chi non perde occasione per sparare a zero sulla nostra accademia cavalcando la moda di una critica oggi tanto facile quanto sterile.

«Crediamo – dice in un comunicato l’Udu Palermo – che i risultati che collocano oggi l’Ateneo al penultimo posto (60°) tra le Università statali italiane non siano da prendere né in un senso né nell’altro e che questo debba piuttosto essere elemento di riflessione per ciascun attore del nostro sistema accademico, nessuno escluso.

Il sessantesimo posto è decisamente pesante per un Ateneo come quello di Palermo che riesce ad essere un buon esempio in un contesto tutt’altro che facile. Analizzando nel dettaglio i 12 parametri secondo cui la classifica è stata redatta, infatti, trapelano facilmente responsabilità di cui né docenti, né amministrazione né tanto meno noi studenti possiamo sentirci esenti».

«Penso sia molto grave che l’Ateneo di Palermo occupi il penultimo posto nella classifica degli atenei italiani – dichiara Sara Pizzillo, Consigliere d’Amministrazione Unipa -. L’Ateneo palermitano si confronta giornalmente con il contesto socio culturale del territorio. Troppi sono i laureati che non trovano riscontro nel mondo del lavoro in una terra ormai priva di occupazione, pur essendo trentanovesimi nella classifica del parametro dell’occupazione.

Assistiamo giornalmente alla cosidetta “Fuga di Cervelli” che si traduce in risorse che vengono meno allo sviluppo della nostra terra. Penso, infatti, che oggi più che mai le nostre istituzioni, universitarie e non, debbano prestare attenzione al problema, investire maggiormente sulla didattica e sulla ricerca che oggi, rispetto agli altri atenei, risultano in forte difficoltà , per tornare ad essere più competitivi; in caso contrario, saremo destinati ad occupare sempre posti di poco rilievo e marginali in un sistema in cui la competizione delle intelligenze e dei cervelli è destinata a vederci sempre come figli di un dio minore».

«È vero che non è facile portare avanti un sistema di formazione di qualità in una terra difficile come la nostra – aggiunge Angelo Nuzzo, Coordinatore dell’UDU Palermo -. È vero che l’Ateneo ha tante colpe quanti meriti rispetto ai risultati di quest’indagine, è vero che ci sono tra noi tanti bravissimi studenti meritevoli com’è vero che tanti di noi dimostrano quotidianamente di non celebrare con la giusta attenzione i valori costituzionali che la nostra Università rappresenta.

È altrettanto vero però che se non è l’Università a farsi carico dei problemi sociali della nostra terra, se non è l’Accademia a mostrarsi come oasi in un deserto di mancanze culturali e scarso senso civico, se non è la politica a indirizzare il cambiamento e la rinascita del Sud, se non siamo noi giovani studenti a prendere in mano il futuro nostro e della nostra terra, chi altro dovrebbe farlo?».

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