Selfie. È decisamente la parola d’ordine dell’estate 2014. Ogni anno l’Oxford English Dictionary rende nota la lista delle nuove parole coniate nella lingua inglese: nel 2013 selfie è stata eletta la parola dell’anno eppure a distanza di un anno la parola, e non solo la parola, ma anche il mood e lo status che ne derivano, continuano a tenere banco sui social e nella vita di tutti i giorni.

La dizione corretta è /’selfi/ letteralmente “autoscatto”. Basta poco, uno smartphone, ed è fatta. E così che milioni di persone ogni giorno, ad ogni ora, non perdono l’occasione di ritrarsi allo specchio, con i loro animali o nelle situazioni più strane e impensabili: esistono anche svariate App specifiche per migliorare la qualità dei propri scatti.

E il selfie è divenuto il leitmotiv di questa epoca fondata sulla condivisione/partecipazione. È forse vero che oggi ci si incontra meno ma è anche vero che si condivide di più. Lo si fa con i social che sono diventati l’alter ego della nostra vita quotidiana, su una piattaforma virtuale che dovrebbe replicare o quasi quella reale. Dunque oggi vivere equivale a condividere, e tutto passa dallo sharing; selfie è un gioco, un modo per e di apparire, ma anche una presa di coscienza del proprio ruolo di spettatore, si fotografa se stessi e ci si guarda. Una moda, un tormentone, un mood che fa tendenza.

Davanti a uno schermo tutti si è nudi e svelati, gli artifici scenici non servono a nulla perché si è già dall’altra parte, immersi nelle proprie rogne e quotidianità varie. Si guarda allora per convincersi, per darsi un ruolo, per ritagliarsi un profilo, per dire la propria con un’immagine che non ha bisogno di didascalie o altro. In fondo si deroga a se stessi in nome di un po’ di luce in volto.

È il selfie il re della comunicazione dell’anno tanto da essere anche il filo conduttore dello spot dell’Università di Palermo per promuovere le iscrizioni all’Università degli Studi di Palermo per il prossimo anno accademico 2014-2015 dove si è già registrato un boom di iscrizioni ai test di acceso ai corsi di laurea a numero programmato (il 3,5 per cento in più rispetto al 2013).

Lo spot interamente ideato e realizzato, in tutte le sue fasi, da un gruppo di studenti di Scienze della comunicazione pubblica, d’impresa e pubblicità dell’Ateneo guidati e coordinati dal professore Gianfranco Marrone, delegato per la comunicazione D’Ateneo e da Feedback, advisor di Ateneo, ha ottenuto dal suo lancio, lo scorso 25 luglio, circa 31 mila visualizzazioni sul canale youtube #shareunipa NOIDIUNIPAviralciak.

 

 

Un lavoro a costo zero e nessun professionista dietro la camera, come è stato negli anni scorsi, a indirizzare il lavoro dei 50 ragazzi che si sono occupati di tutte le fasi della realizzazione del video, dall’ideazione alla regia, dalla segreteria di produzione alla fotografia e alle riprese, dal trucco ai costumi fino alle comparse.

Obiettivo dello spot è diventare virale come lo scorso anno quando lo spot è stato il terzo video più cliccato in Italia su Youtube nel mese di luglio. Allo spot sono associati due hastag, #unipaselfie e #shareunipa.

Eppure alla selfie-mania del momento che imperversa sui social si oppone la contromoda. Del resto si sa che è la dose che fa il veleno e dunque l’abuso costituisce un danno di per sé. A questo proposito gira sul web una campagna di sensibilizzazione contro l’esuberanza fotografica, che invita a non abusare dei selfie, specie in vacanza.

Save yourselfie, girato da Alessio Fava e Pasquale Frezza che ha collaborato alla sceneggiatura (prodotta da Withstand): trasformare il tormentone estivo dell’autoscatto in un boomerang che si ripercuoterà sui vanesi amanti del duckface e del sopracciglio alzato. L’avvertimento è che troppi selfie potrebbero farti diventare invisibile per sovraesposizione mediatica (in questo caso i media sono Instagram, Snapchat, tumblr, Facebook…).

Perché il problema non è il selfie, ma la quantità smodata di selfie.

1 risposta

  1. Rino Saia

    Viva il “selfie.” Non capisco perché si sta perdendo tutto quel che era una volta privato. E`
    necessario dire al mondo a che ora andiamo a fare la pipi, o se il culetto e`rotondo o piat-
    to? Scambiare due parole tra amici, farsi vivi di tanto in tanto e`una cosa, ma lo spaval-
    dismo e la ultraesposizione sta diventando più altro una volgarità. A parte che la comuni-
    cazione ,oggi, ci unisce con i marziani in pochi secondi, ma per il superfluo ‘WHO IN THE
    HELL CARES! Ciao Rino Saia.

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