Un viaggio che ha inizio nel marzo 1492 con l’Editto di Granada, il decreto di espulsione emanato da Isabella di Castiglia e Ferdinando II di Aragona, con i due re cattolici di Spagna decidevano l’espulsione coatta delle comunità ebraiche dai regni spagnoli.

Un viaggio forzato, raccontato in modo magistrale dalle parole, dalle melodie e dal canto seducente di Alejandra Bertolino Garcia. Percussioni, strumenti a fiato, chitarra, harmonium (organo costituito da una tastiera manuale e da due pedali) e santur (strumento a corde della musica classica Iraniana a forma di trapezio) hanno intrattenuto sabato sera un folto pubblico all’interno dell’Archivio storico comunale di Palermo, luogo che conserva quel famoso editto e che fu costruito nei pressi della sinagoga distrutta.

Ad accompagnare Alejandra, Salvo Compagno, Silvio Natoli e Antonio Putzu. Idee, cordinamento e testi di Silvio Tessitore.

L’ardore e la disperazione di un popolo in fuga narrato dalla melodia sefardita de I canti della Mosquita. Un iter fatto di suoni e parole per ricordare la diaspora siciliana, come momento che cambiò in modo radicale la storia dell’Isola.

Si tratta di uno dei tanti eventi organizzati all’interno de Le Vie dei Tesori, ma che – tra quelli che ho avuto finora la possibilità di vivere – mi ha presa più degli altri, trascinandomi e catapultandomi in un mondo antico ma di cui oggi portiamo tante tracce. Forse a tratti sconosciute.

Note che si intrecciano, canti tramandati e arricchiti nel tempo da influenze arabe, turche, greche e balcaniche, suoni che si sposano con l’armonia e il pathos di chi, dopo la fuga, spera di costruire una nuova vita.

Potrei provare a raccontarvi di più, ma nulla riuscirebbe a farlo meglio di quelle stesse melodie.

Lascio la “parola” a loro. Ho provato a catturarle per condividerle con voi.

Buon ascolto!

 

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