Ieri mattina una cinquantina di studenti universitari afferenti alla piattaforma “Studenti universitari contro i tagli e l’aumento delle tasse” ha fatto irruzione nei locali dello Steri, sede del Rettorato.

«L’azione – dicono dalla piattaforma – degli studenti mira a palesare la loro ferma contrapposizione al processo di privatizzazione che incombe sul campus, quindi alla situazione attuale generale in cui grava il sistema universitario e a ricordare la loro partecipazione alla mobilitazione del 14 novembre con un partecipato spezzone studentesco universitario. Tassa parcheggio, aumento delle tasse universitarie e riduzione dei servizi sono i temi espressi oggi al megafono, temi a cui gli studenti si contrappongono fermamente e che portano all’attenzione collettiva, in piazza e in tutti i momenti di dissenso».

«Dinanzi ad un’università ormai inglobata nella tendenza alle privatizzazioni retta da chiare logiche di profitto, esclusione, mercato e dequalificazione – afferma Marco Orestano, studente universitario di “Studenti universitari contro i tagli e l’aumento delle tasse” – l’unica cosa possibile da fare è agire con pratiche di rifiuto e rottura contro questi meccanismi di mera espropriazione al mondo della formazione. Anche l’Ateneo di Palermo aderisce a questo progetto di riduzione in macerie dell’Università e lo si vede dalla cancellazione di ogni agevolazione per i vincitori di borse di studio, dalle aule sempre più affollate e dalla tanto discussa tassa-parcheggio che, insieme all’assenza di agevolazioni sui trasporti, comporterà nuovi scenari di guadagno a vantaggio di pochi e a discapito di molti».

«In un intervista sul web – continua la nota – il rettore Lagalla ribadisce la sua ferma volontà di inserire il parcheggio a pagamento dal 1 gennaio per allineare l’Università di Palermo agli standard europei e sappiamo benissimo che lo standard in questione è quello di enti privati che ormai fanno da organo decisionale su ogni questione riguardante gli atenei, quello dell’accesso alla formazione sempre più costoso ed esclusivo e quello dei Cda divenuti sede della gestione dei profitti convenevoli. Noi studenti non possiamo permettere che venga approvata una riforma che riduce le scuole ad aziende e che per sostentarsi toglie 400 milioni di euro ai fondi per Università e Ricerca. A settembre abbiamo bloccato i test d’ingresso, inaccettabile strumento di selezione su basi economiche, abbiamo poi coperto le prime strisce blu apparse all’interno della cittadella universitaria e il 16 ottobre abbiamo occupato in tantissimi la sede dell’ERSU».

Orestano conclude: «in tutti questi momenti abbiamo ribadito l’idea che non accettiamo il modo con cui la politica sta gestendo il mondo della formazione aderendo a un modello di università lontano dai reali bisogni degli studenti e che vede e produce la negazione del diritto alla formazione universitaria per migliaia di giovani la cui unica colpa è l’impossibilità di sostenere gli enormi costi che gli si presentano dinanzi. Pertanto il 14 novembre scenderemo nuovamente in piazza insieme a disoccupati, senza casa, precari e studenti medi per bloccare la città e costruire una mobilitazione per un’ opposizione reale all’austerity e alla precarietà».

1 risposta

  1. Paolo Cottone

    Le tasse sono aumentate considerevolmente negli ultimi anni ed è stata introdotta un esoso ed ingiusto extra per i fuoricorso. Occorre fare chiarezza sul perché l’ateneo di Palermo chieda tutto questo denaro a persone che hanno solo intenzione di studiare presso un università pubblica.

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