Due pc ricavati dallo smantellamento di 30 carcasse di computer ormai dismessi dall’Università. Un’operazione di riuso sociale che si chiama Job’s student Unipa e che è destinata a continuare.

L’idea nasce dal rettore Roberto Lagalla di utilizzare il materiale informatico non più in uso presso gli uffici dell’Ateneo che potrebbe essere riassemblato e quindi riutilizzato.

Gli studenti di Ingegneria Informatica, guidati dal professore Rosario Sorbello li hanno smontati pezzo per pezzo e ricavato gli elementi ancora utilizzabili per assemblare al termine del lavoro certosino due computer perfettamente funzionanti dotati di sistema operativo.

I pc sono stati dati in dono al direttore dell’Istituto penale per i minorenni Malaspina, Michelangelo Capitano, che nei suoi ringraziamenti ha spiegato la destinazione d’uso delle due macchine: «li utilizzeremo per informatizzare la biblioteca dell’Istituto penale, che contiene due mila volumi e che contiamo presto di rendere fruibile anche all’esterno».

Si tratta solo di un primo passo di un importante progetto pilota di riconversione dei vecchi computer da destinare a fini sociali.

Secondo Rosario Sorbello «questa prima esperienza ci spinge a far sì che materiali in disuso vengano fuori dagli armadi degli uffici perché possano esser riutilizzati, liberando spazi e permettendo il riuso a fini sociali».

Lo stesso Sorbello ha raccolto l’invito della professoressa Mari D’Agostino, direttrice della Scuola di lingua italiana per stranieri Itastra, e della loro esigenza di fornire dei pc ai minori stranieri che seguono i corsi per l’apprendimento della lingua italiana.

«Nostra intenzione – ha detto il rettore Roberto Lagalla – è condividere il progetto con altri enti pubblici che potranno recuperare beni informatici e consentire alle scuole, a enti no profit, a istituti di recupero come il Malaspina il riutilizzo dei beni per fini sociali».

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