Stretta collaborazione tra CodAU e CRUI per gestire al meglio le attuali criticità dei rapporti tra università e sanità.

È quanto auspicano il vice Presidente della Crui, la Conferenza dei Rettori delle Università italiane, Roberto Lagalla e il Presidente del Codau, l’associazione che riunisce i Direttori Generali delle amministrazioni universitarie italiane, Cristiano Nicoletti.

L’auspicio di una maggiore collaborazione è stato manifestato durante il seminario L’Università e la Sanità organizzato dal CoDAU nell’ambito dell’Assemblea generale dell’Associazione che si è tenuta all’Università di Palermo il 23 gennaio 2015. Il tema è particolarmente centrale in questi giorni che vedono Governo e istituzioni universitarie impegnati nella riforma delle scuole di specializzazione e dei percorsi formativi dei giovani medici.

Dopo il via libera del Consiglio Superiore della Sanità alla riforma delle scuole di specializzazione si è parlato di una vera e propria rivoluzione alle porte per la formazione dei giovani medici. Già a partire da questo anno accademico i neo-camici bianchi potrebbero vedere accorciato di un anno il loro percorso nelle scuole di specializzazione. Questa la strada scelta per tagliare sensibilmente i costi delle stesse e accorciare i tempi della carriera universitaria.

Il decreto di riordino, attualmente alla firma da parte dei ministri dell’Università e della Salute, prevede un cambiamento importante anche per il percorso di formazione dei giovani medici. Gli specializzandi fanno già oggi pratica in corsia, ma principalmente nei Policlinici universitari. Con la riforma, l’idea è quella di estendere il praticantato anche negli ospedali del territorio.

In occasione dell’Assemblea di Palermo CoDAU e CRUI hanno voluto dare congiuntamente voce a proposte di miglioramento dei rapporti tra università e sanità e non sono mancate osservazioni riguardanti la imminente riforma raccolte in un documento che affronta diverse problematiche realizzato da gruppo lavoro sanità del CoDAU.

Innanzitutto il tema dei rapporti fra Università e Regioni. Una prima criticità riscontrata riguarda gli schemi tipo previsti dalla L. 240/2010, non ancora emanati e che avrebbero dovuto regolare i rapporti in materia di attività sanitarie svolte dalle facoltà mediche per conto del Sistema Sanitario Nazionale. La medesima Legge prevedeva inoltre l’istituzione di una Struttura di raccordo interdipartimentale che non sempre ha favorito un’effettiva razionalizzazione ed efficacia nei rapporti interni all’area biomedica e nei rapporti tra l’ateneo e gli ospedali di riferimento.

Ulteriori ambiti di intervento, secondo quanto emerso nel corso dell’Assemblea, hanno inoltre fatto riferimento alle recenti pronunce del TAR Lazio sui numerosi ricorsi presentati contro i test di ammissione al corso di laurea in Medicina, i quali hanno posto agli Atenei statali gravi problemi di natura organizzativa, giudiziaria e reputazionale.

A tale situazione vanno aggiunti, si legge nel documento, gli effetti generati dall’incertezza sulla tanto attesa riforma ministeriale, in un primo momento orientata verso l’abolizione dei test, sulla quale i rettori hanno espresso le proprie perplessità, sia in ordine ai contenuti (non serve l’abolizione del test di ammissione a Medicina, piuttosto sarebbe opportuno investire maggiori risorse nell’orientamento), sia in ordine ai tempi di attuazione della stessa .

Secondo quanto emerso nel corso dell’Assemblea, le incertezze decisionali hanno sicuramente penalizzato e complicato le ultime procedure concorsuali di accesso alle scuole di specializzazione sanitaria.

Una certa preoccupazione è stata espressa anche relativamente alle nuove modalità di ammissione annunciate dalla Riforma che, aumentando la difficoltà di accesso nella stessa sede dove si è concluso il percorso di laurea, potrebbero generare un ulteriore effetto negativo sull’attrattività dell’offerta formativa in ambito medico dei singoli Atenei.

Nonostante la complessità dello scenario operativo di riferimento rimane alto il valore del bisogno di “Salute” e la rilevanza attribuita ad una formazione di qualità. Il CoDAU, rendendosi disponibile a dare il proprio fattivo contributo chiede al MIUR di essere parte attiva per l’individuazione e la realizzazione di soluzioni all’attuale situazione di complessiva confusione, nella speranza che in breve tempo si possa ridefinire un quadro certo di regole di riferimento.

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