Le associazioni Aulett@ 99, Fare Università, Intesa universitaria, Rete universitaria mediterranea, Run Palermo, Studenti universitari, Udu Palermo – Unione degli universitari, Uni%cento, Uni Attiva e Vivere Ateneo si esprimono, in una nota, sulle ultime battute del ricorso degli studenti contro l’Ateneo in merito alla tassa d’iscrizione per gli idonei e i vincitori di borse di studio.

«Giovedì 22 Gennaio – scrivono – si è svolta la terza udienza in merito al ricorso presentato dalle Associazioni studentesche contro l’Università degli Studi di Palermo. Le Associazioni contestano una delibera di Luglio in cui si prevede di non esonerare più dal pagamento della tassa d’iscrizione, a partire da quest’anno, gli studenti idonei al conseguimento della borsa di studio. La decisione ha provocato una vera e propria rivolta tra gli studenti di Unipa e in quasi un migliaio, rappresentati da tutte le Associazioni studentesche presenti nell’Ateneo palermitano, hanno sottoscritto un ricorso che è poi stato presentato presso il tribunale amministrativo».

Gli studenti dicono che «in questi mesi di udienze hanno dovuto fare i conti con una tassazione quasi raddoppiata a causa della delibera in questione che va, secondo l’opinione delle Associazioni e del loro legale, l’avvocato Michele Bonetti, palesemente contro le attuali norme in materia di diritto allo studio e di esoneri a beneficio degli studenti disagiati e meritevoli.

Oggi forse si è compiuto uno degli ultimi passi di questa vicenda: a breve si potrebbe già conoscere il parere del TAR sul ricorso presentato dagli studenti e potrebbe arrivare una sentenza che biasima il comportamento illegittimo dell’ateneo per un importo imposto a studenti disagiati e meritevoli che invece di ricevere una borsa di studio hanno avuto la beffa di una tassa ulteriore.

A Palermo gli studenti idonei al conseguimento della borsa di studio sono circa 10000 e, ad oggi, solo 1300 di questi possono accedere all’erogazione della borsa a causa della mancanza di risorse e dall’ammontare dei fondi previsti al livello locale e nazionale.

Qui nel capoluogo siciliano siamo stati tra i primi a prevedere il numero chiuso in tutti i corsi di studio triennali e quest’anno sono rimasti oltre 2300 posti disponibili tra quelli cui per accedere si doveva pagare una tassa di 55€».

«A questo drammatico contesto – continuano – si affianca una condizione normativa nazionale relativa alle leggi che regolamentano il Diritto allo Studio che risulta grossolanamente abbandonata dai tempi del Ministro Profumo e la cui vacanza di alcuni decreti attuativi sta lasciando spazio in tutta Italia ad azioni simili a quella portata avanti dall’Ateneo palermitano.

All’Università oggi servono fondi maggiori e leggi più chiare che la facciano tornare istituzione e settore strategico, serve un modello di accesso che in virtù del numero chiuso non commetta il duplice errore di rinunciare a possibili iscrizioni e precludere la formazione a tanti giovani; quello che di certo non serve sono i soldi di chi, senza quel briciolo di Diritto allo Studio che gli rimane, non riuscirebbe più a potersi permettere gli studi universitari».

Ecco allora che «gli studenti e le loro associazioni attendono con fiducia il risultato dell’udienza rimettendosi alle decisioni degli organi giurisdizionali in cui credono. Una sentenza a favore dei giovani aiuterebbe a chiudere una maglia che rischia di allargarsi al livello nazionale, coinvolgendo altre Università in un percorso scriteriato che cerca  – concludono – di risanare la difficile condizione economica degli Atenei attingendo dalle tasche degli studenti e, ancora peggio, da quelli che versano in condizioni economiche disagiate».

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